Una lettera rovesciata come simbolo di ribellione contro il male assoluto

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Il 27 gennaio ricorderemo il Giorno della Memoria. Ovunque saranno organizzati incontri, mostre eventi, in radio sentiremo interviste, in tv vedremo film. Tra le tante storie vorrei raccontarvi della ribellione di una lettera. Una semplice lettera di ferro, saldata con altre sopra il cancello d’ingresso di un campo di sterminio, che da sola non può cambiare il senso della storia. Il significato brutale della cancellazione, dell’ordine di sterminio totale. Eppure entrando ad Auschwitz i visitatori più attenti non possono non notare che la terza lettera nella prima parola è capovolta.

“Arbeit macht frei”, il lavoro rende liberi, il messaggio beffardo fatto apporre dal comandante Rudolf Höss in maniera che tutti potessero pensare che in quel luogo realmente si lavorasse per il destino dei popoli. La targa fu apposta nel 1940 e realizzata nell’officina del campo da un polacco non ebreo, Jan Liwacz, numero di matricola 1010, che al momento di saldare le lettere decise come piccolo gesto di ribellione di capovolgere la B.

Un passaggio dai molti significati. La ribellione interiore, il desiderio di voler resistere ad ogni costo al male – Liwacz riuscì a scampare dalla morte e fare ritorno a casa – un forte grido di libertà. Ma forse il significato è anche quello di far comprendere all’uomo che oggi visita quei luoghi, che lì dentro il mondo era realmente rovesciato. Sottosopra negli ideali, nel rispetto, nell’amore, perché ad Auschwitz come in centinaia di altri campi le donne e gli uomini perdevano l’identità venendo cancellati negli affetti familiari, nel nome e cognome, nell’aspetto con il taglio dei capelli, nella marchiatura con i numeri sull’avambraccio. Stock, pezzi; in questa maniera diventavano gli uomini e le donne schiavi del totalitarismo nazionalsocialista del Novecento.

La B rovesciata di Jan Liwacz, numero di matricola 1010, oggi è simbolo grafico della rivolta contro il male che l’uomo può generare.

Andrea Giannasi

 

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Tralerighe riprende da dove aveva lasciato: riprende nel 2018 il lavoro sulla Memoria (tra Milano, Verona ed Empoli)

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Riprendiamo da dove avevamo lasciato: la Memoria. Nei prossimi giorni tra Milano, Verona ed Empoli si terranno alcuni incontri con libri di Tralerighe. Sul palco il saggio Italia 1940-1945 di Antonio Gioia, Primo Levi di Caterina Frustagli, La sirena della fabbrica di Bona Fiori e Cassola e il disarmo di Angelo Gaccione. Quattro libri che raccontano da dove veniamo e dove rischiamo di tornare.

Primo Levi davanti all’assurdo
Martedì 30 gennaio alle ore 21 a Milano presso la Casa della psicologia si terrà l’evento “E venne la notte”. Riflessioni su pensiero e la testimonianza di Primo Levi con la presentazione del saggio “Primo Levi davanti all’assurdo” di Caterina Frustagli.

Italia 1940-1945
Sabato 20 gennaio, alle ore 18, alla Libreria Rinascita di Empoli, si terrà la presentazione del libro “Italia 1940-1945. Le storie di ieri e i ragazzi di oggi” di Antonio Gioia.

La sirena della fabbrica
Sabato 20 gennaio alle ore 17 presso la biblioteca Civica di Verona si terrà la presentazione del libro “La sirena della fabbrica” di Bona Fiori.

Cassola e il disarmo
Venerdì 19 gennaio alle ore 21 a Milano presso il circolo anarchico Bruzzi Malatesta presentazione di “Cassola e il disarmo” a cura di Angelo Gaccione.

Paolo Miggiano, Barbara Rosenberg e Lucia Immordino vincono il Premio Nabokov ed entrano in Tralerighe

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Tralerighe libri premia con la pubblicazione i vincitori delle sezioni inedite del Premio internazionale Nabokov.

Sono Livia Aymonino per la narrativa, Renzo Paternoster per la saggistica ed Edoardo Olmi i vincitori della sezione editi della dodicesima edizione del Premio Internazionale Nabokov 2017.
Nello splendido scenario del teatro salentino di Novoli, a pochi chilometri da Lecce, la giuria coordinata da Piergiorgio Leaci, sabato 13 gennaio ha assegnato i premi.
Un lungo filo ha unito i libri editi e i libri inediti, come ha ricordato l’editore Andrea Giannasi, grande bibliofilo, che ha condotto la serata intervistando i tanti finalisti. E così la storia del Novecento, il secolo breve che ha rappresentato un vero spartiacque nell’umanità, è salita sul palco.

Per questo ha vinto nella sezione editi di narrativa Livia Aymonino con “La lunga notte di Adele in cucina”, pubblicato da Giunti, un romanzo che ci racconta – tra la proposta di numerose ricette – una generazione che ha scardinato le regole e rovesciato il mondo. I sessantenni di oggi ancora in sella ad un motorino senza casco. Al secondo posto Fabio Massimo Franceschelli con il romanzo “Italia” (Del Vecchio) ambientato dentro un centro commerciale con ingiustizie, miserie e nobiltà, scattando una fotografia impietosa del nostro paese. Terzo si è classificato il delicato e sensibile viaggio nel mondo di Emily Dickinson di Lorenzo Gobbi con il romanzo “Emily e il vento” (Castelvecchi).

Nella saggistica il primo posto è andato a Renzo Paternoster con “Campi: deportare e concentrare” (Aracne) un lungo e ben documentato lavoro sull’esclusione e sulla genesi e lo sviluppo dei campi di concentramento. Da Fenestrelle usato dai piemontesi per rinchiudere i ribelli meridionali ai campi di rieducazione coreani. Alessandro Izzi con “Le strategie dell’oblio” (Universitalia) si è aggiudicato il secondo posto grazie ad un lavoro sul rapporto tra cinema e televisione italiana sul tema della Shoah. Terzo posto per Giuseppina Mellace con il saggio “L’oro del Duce: la vera storia dell’oro di Dongo e degli altri tesori occultati dal regime fascista” (Newton & Compton), dove l’autrice raccoglie le storie intorno agli ultimi giorni della Repubblica sociale italiana nell’aprile del 1945.

Nella poesia il primo posto è andato al devastante Edoardo Olmi con “R:Existance” (Ensemble) dimostrando che la poesia non solo è ancora viva, ma può essere il vero cantiere dove i temi sociali, politici, etici e culturali possono trovare motivo di incontro (e perché no anche di scontro). Secondo posto per Chiara Nobilia, quest’anno già vincitrice del “Contropremio Carver” con la stessa raccolta, ovvero quel forte percorso poetico che si può incontrare leggendo “Pietre e Amarene” (Giovane Holden). Terzo Farhad Ali Zolghadr con “Sulla tenera pelle” (Lietocolle).

Per gli inediti di narrativa hanno vinto la pubblicazione con Tralerighe libri – il marchio editoriale che fa libri come pietre d’angolo diretto da Andrea Giannasi – i primi due classificati. Al primo posto Paolo Miggiano con “La guerra di Dario”, tre storie di tre giovani vite spezzate dalla Camorra a Napoli. Al secondo posto il viaggio di una bambina verso l’olocausto e le leggi razziali scritto da Barbara Rosenberg con “Viaggio in Germania”. Al terzo posto Bruno Contini con “La Grande guerra del Salento”.

Per la saggistica inedita primo posto per Lucia Immordino, “Studio sul riso. Dio non ride”, secondo per Daniela Mancini, “La campanella suona sempre due volte” e terzo per Luca Danieli, “Il barAtto Democratico”.
Nella poesia inedita primo posto a Giusi Fontana, “Tornerà a nevicare e noi muti; secondo Giovanni Minio, “Cento poesie”; terzo Cinzia Manetti, “Armonia d’amore”.
Distribuiti anche premi con pubblicazione dei manoscritti con AbelBooks in formato digitale e cartaceo.
La giuria ha voluto assegnare anche il Premio speciale per la memoria e le tradizioni popolari ad Eufemia Attanasi con “Sull’estro della tradizione – Riti e costumi del Salento e della Grecia Salentina” (Pelasgos) e le menzioni speciali ad Alessandro Romano, “Lento all’ira” (Esperidi) e a Pina Petracca, “Solitudini a Sud della tua luce” (Esperidi).
Infine un premio anche all’ospite della dodicesima edizione l’onorevole Souad Sbai autrice di “Le ombre di Algeri” (Armando Curcio).

Appuntamento alla tredicesima edizione con il bando già aperto e pubblicato sul sito del Nabokov.

http://www.prospektiva.it/index.php/Il_bando_del_Premio_Nabokov

Le stelle su Madrid: quando Barcellona faceva la rivoluzione e combatteva per la Spagna

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E’ uscito il romanzo di Bruno Giannoni che racconta la guerra civile spagnola e l’intervento delle brigate Internazionali. Un lungo affresco eroico fatto di sogni e speranze cancellate dal fascismo franchista.

“L’ingresso nel Mediterraneo avvenne nell’oscurità, nel limite delle acque tenute aperte al traffico internazionale dal naviglio leggero e dalle batterie britanniche di Gibilterra. Fino al Capo de Gata navigarono in acque internazionali, sotto la discreta protezione di due cacciatorpediniere della Marina Repubblicana, dopodiché il cargo mosse a tutta forza lungo la costa ancora in mano repubblicana passando davanti ai porti di Cartagena, Alicante e Valencia per giungere al porto di Barcellona.
Ernest e i suoi compagni sentivano già cambiata l’aria che, nonostante la limpidezza delle acque e il caldo mitigato dal vento di quell’ottobre mediterraneo, era piena dei segnali di guerra. Le vedette in plancia e in coperta erano state raddoppiate, il Capitano aveva chiesto anche a loro la disponibilità per alcuni turni; nel passaggio tra la costa e le isole Baleari riapparve la scorta dei due cacciatorpediniere e spesso una sezione di piccoli e lenti biplani, con le ali attraversate dalle bande rosse della Fuerza Aerea de la Republica Espagnola, li sorvolava a garantire la sicurezza della libera navigazione. L’equipaggio aveva già iniziato a predisporre le attrezzature di coperta per scaricare velocemente a Barcellona.Entrarono nel porto di Barcellona accolti dalle sirene di saluto della navi alla fonda, i due caccia erano stati rilevati all’imboccatura del porto da un rimorchiatore e da una lancia, un pilota era salito a bordo e, assieme a lui un uomo in divisa, con una giubba color terra e una fascia rossa al braccio. Un miliziano.

Mentre il Pilota prendeva posto in plancia con il Capitano, il Primo Ufficiale di Coperta aveva accompagnato il miliziano da Hall e dal gruppo di uomini già pronti a sbarcare. Hall pareva avesse assunto il comando con l’assenso di tutti: si salutarono portando alla fronte il pugno sinistro chiuso ed Ernest sentì qualcosa rinsaldarglisi dentro mentre compiva quel gesto. Quasi una nuova consapevolezza, una conferma forte per tutti loro, per tutti gli altri di prima e di dopo, una conferma forte della giustezza della loro presenza in terra di Spagna come del fatto che per un numero ignoto di loro quella sarebbe stata la terra in cui sarebbero rimasti per sempre.
Erano arrivati.

Il miliziano era un tedesco, disse, un volontario ricercato come criminale politico nella Germania Nazista perché riconosciuto ebreo e attivista del Partito Comunista Tedesco, era riuscito a espatriare con l’aiuto del Rot Front clandestino. Si era arruolato pochi mesi prima nella Milizia Popolare e con l’arrivo dei primi volontari antifascisti da altre Nazioni aveva avuto il compito dal Comando della Milizia Popolare di Barcellona di accogliere i volontari che fossero giunti via mare. Al suo ufficio sarebbero stati registrati e inviati subito verso la zona di Albacete per essere equipaggiati e addestrati prima dell’assegnazione a un Fronte e a una Colonna: ma già si sentiva dire che i volontari stranieri sarebbero stati assegnati a nuove unità operative, Battaglioni e Brigate delle varie nazionalità che si sarebbero formate, a breve, sul modello del Quinto Regimiento formato a Madrid dal Partito Comunista, il Reggimento di Ferro.

Hall si era come irrigidito nel saluto, era tornato a essere un soldato, un soldato che stavolta avrebbe combattuto per ideali più alti e universali che non per i grandi giochi del Capitale, della Finanza, del Controllo del commercio mondiale come era stato nella guerra conclusasi nel 1918. Con un comando secco ordinò ai Volontari di scendere dalla scaletta della nave in fila, in ordine, al passo, come aveva loro insegnato. Intanto sul molo si era raccolta una piccola folla, si era diffusa la voce che quegli uomini che sarebbero scesi dalla nave, con le sacche da viaggio sulle spalle e quelle assurde tute da fuochisti, venivano addirittura dall’America per combattere per la causa repubblicana, che erano “compagni” americani. Quando scesero sentirono l’orgoglio di essere arrivati, passarono, loro, un gruppetto di uomini qualsiasi, le barbe lunghe, i panni cenciosi addosso, tra due ali di gente che li salutava levando il pugno chiuso e cantando l’Internazionale…

…Arriba los pobres del mundo
En pie los esclavos sin pan.
Alcémonos todos, que llega.
La Revolución Social.
La Anarquía ha de emanciparnos
de toda la explotación
El comunismo libertario
será nuestra redención.

Agrupémonos todos
a la lucha social
Con la FAI lograremos
el éxito final

Color de sangre tiene el fuego
color negro tiene el volcán
Colores negro y rojo tiene
nuestra bandera triunfal
Los hombres han de ser hermanos
cese la desigualdad
La Tierra será paraíso
libre de la Humanidad.

Agrupémonos todos
a la lucha social
Con la FAI lograremos
el éxito final
Agrupémonos todos
a la lucha social
Con la FAI lograremos
el éxito final.

Barcellona l’Anarchica, Barcellona la Rosa di Fuoco per la passione politica che esprimeva, fortilizio della FAI, della C.N.T. e del POUM (Federazione Anarchica Iberica, Confederacion Nacional del Trabajo e Partido Obrero Unficado Marxista), li salutava con i versi della “sua” Internazionale.
Ernest, come tutti gli Internazionali, seppe poi delle tragiche giornate di Maggio del ’37 di Barcellona, le giornate in cui gli Asaltos comunisti e reparti dell’Ejercito Popular Republicano, sopraffecero con le armi i presidi operai anarchici e del POUM.
Una storia lunga e tragica da raccontare, con mille motivazioni tutte vere e tutte false, una storia come tante ne sono avvenute, in più di un secolo di storia, tra i movimenti antifascisti e anticapitalisti nel mondo. Il sogno, sempre infranto, della Unità della Classe Proletaria nel mondo.
Le Brigate Internazionali erano allora lontane da Barcellona, erano sui fronti attorno a Madrid, verso Segovia. Gli Internazionali seppero dell’accaduto mentre erano impegnati a lottare e morire contro i fascisti d’Europa.
Il giorno in cui quella decina di volontari malmessi e confusi sbarcarono dalla “Etoile du Nord” non c’erano bandiere o autorità ad accoglierli: solo pugni levati e quel canto corale della gente del popolo di Barcellona. Ernest ebbe allora paura, ebbe paura della propria incapacità di poter corrispondere in modo adeguato a quello che con quel canto si chiedeva anche a lui.
Quasi marciando al passo raggiunsero un fabbricato, lì, vicino, a poche centinaia di metri, una mensa popolare, degli uffici; una ragazza, con al braccio la fascia rossa e nera degli anarchici della F.A.I., portò loro del pane e dei piatti con qualcosa di caldo dentro, e del peleon. Volle baciarli tutti. Ernest si ricordava adesso anche di lei, della prima donna a cui si era dato in Spagna, perché quel bacio condiviso con gli altri compagni rappresentava un giuramento solenne, definitivo, di lotta.  Poi, mentre mangiavano, confusi per quanto stava accadendo, cominciarono a rispondere alle domande in spagnolo del miliziano tedesco – Weill, Rudolf Weill, si chiamava – aiutati dall’opera d’interprete di Ricardo. Generalità vere, se volevano, nome di battaglia, professione, esperienza militare ecc. Weill confermò Hall come responsabile del gruppo per la sua esperienza politica e militare. Ernest si scelse un soprannome: “Ernest Ingles”, così, quasi fosse uno snob.
Barcellona restò per lui un grande mistero: ne aveva visto solo un pezzo del porto e adesso Weill li aveva accompagnati al camion che li avrebbe portati verso il campo d’addestramento, a nord di Albacete. Si erano quasi ubriacati con il Peleon, stentarono a salire sul camion ed Ernest si addormentò in fondo al cassone, la testa riversa sul legno freddo del pancone. Il camion sobbalzava sulla strada litoranea verso Valencia da dove avrebbero proseguito per l’interno, per il campo di Villanueva de la Jara, a nord di Albacete.”

Acquista il libro

https://www.ibs.it/stelle-su-madrid-libro-bruno-giannoni/e/9788899141974?inventoryId=96142277

 

Gli auguri di Tralerighe (ma solo al 38% dei lettori italiani)

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Auguri a quel 38% degli italiani che leggono almeno un libro l’anno. Auguri a quel 70% di giovani che leggono più di un libro l’anno. Auguri a tutti quelli che nonostante il crollo delle vendite dei libri continuano a sognare questo lavoro. Auguri a tutte le scrittrici e gli scrittori di Tralerighe.
Auguri a chi pensa che un libro rende migliori (e liberi).
Auguri anche e soprattutto a te che leggi queste righe e le capisci e le sai ripetere (e magari anche disegnare), al contrario del 50% degli italiani che non comprendono più il senso di un semplice articolo di un giornale (che infatti con leggono più).
Auguri a tutti coloro che non hanno abdicato al senso del dovere e ai principi democratici di lealtà, di rispetto, di lotta per l’eguaglianza, la fraternità.
Auguri a chi ha ancora il desiderio di conoscere per migliorare.
Auguri ai visionari, i pazzi, i santi, i custodi, i cantautori, i benzinai notturni, i panettieri, i custodi dei cimiteri, i bibliotecari, le persone che sorridono, quelli che portano fuori il cane e raccolgono le cacche con il sacchetto di plastica, auguri a tutti quelli che vogliono cambiare questo mondo per renderlo migliore, a chi sta morendo e a chi sta per nascere, i marinai, gli astronauti e gli argonauti, auguri alle donne che prendono uno schiaffo invece di un fiore, auguri a chi sa amare e si ferma a guardare il tramonto come se fosse la prima volta.
Auguri a noi che ci crediamo e che sia un buon 2018 per tutti, ma proprio tutti, dai primi supermiliardari della terra agli ultimi prigionieri nei campi di concentramento in Libia.
Andrea Giannasi

Argot incontra Tralerighe (o viceversa)

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Quella di fare libri è una strana alchimia. Difficile comporre e unire mondi spesso distanti. Ma l’impresa più ardua è quella di raggiungere tutti i lettori possibili. Per questo nasce a Lucca una nuova casa editrice che si dedica interamente alle edizioni digitali (senza dimenticare la carta). Si tratta di Argot edizioni, del gruppo editoriale che fa capo a Tralerighe.
L’intenzione culturale è quella di ruotare come l’asse intorno ad un Argot, un nuovo linguaggio, rinnovato nello stile e nella forma. Dare aria alle stanze e far diventare ottimi libri su carta dei bellissimi libri digitali.
L’Argot – e questo lo sanno tutti – è una lingua inventata, disegnata, creata per aprire nuove porte. Per esplorare nuovi sentieri.
La casa editrice Argot nasce partendo proprio da questo punto.
Gli ebook di Argot vengono convertiti in epub, mobi e pdf e offerti su Amazon, Apple, IBS, La Feltrinelli e moltissimi altri stores in tutto il mondo.

Entra subito nello store:

https://argot.stores.streetlib.com/it/

Segui questo simbolo per entrare dentro KIDS (la nuova collana per bambini di Tralerighe)

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Segui questo simbolo sul sito di Tralerighe libri per acquistare, con un super sconto, i libri per bambini della collana Kids.
Con 25 euro potrai scegliere due libri tra “Girabonda” di Simonetta Simonetti, “Divisioni senza resto” di Caterina Frustagli o “Le favole di nonno Bart” di Bartolomeo di Monaco.
Due libri per bambini a 25 euro comprese le spese di spedizione.
Segui il link:

https://www.paypal.me/AndreaGiannasi/25

 

Al via la seconda edizione del Festival del libro per ragazzi di Gallicano (Lucca)

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A Gallicano venerdì 15 dicembre la seconda edizione del Festival del libro per ragazzi con Sara Magnoli e Gino Marchitelli

L’Amministrazione comunale di Gallicano, in collaborazione con l’associazione “L’Aringo” e “Tra le righe libri”, organizza la seconda edizione del Festival del libro per ragazzi, un evento che vuole essere un punto di riferimento, stimoli e idee per l’intero territorio della Valle del Serchio, promuovendo la cultura letteraria.

Questa vuole essere un’iniziativa culturale legata al libro e alla lettura – ricordano l’assessore Serena Da Prato, la presidente dell’Aringo Antonella Cassettari e l’editore Andrea Giannasi – coinvolgendo scrittori, lettori, gruppi teatrali, in collaborazione con tutte le scuole di ogni ordine e grado, le Proloco, le biblioteche, le associazioni culturali nonché le famiglie degli alunni.

L’edizione 2017 vedrà la realizzazione di laboratori didattici venerdì 15 dicembre dalle ore 14 presso l’Istituto Comprensivo di Gallicano.

I ragazzi incontreranno Gino Marchitelli e Sara Magnoli.

L’autore milanese presenta un laboratorio in un percorso narrativo e musicale legato alla storia dei topolini Ben, Tondo e del gatto Peppone, legato alla diversità, all’accettazione dell’altro nella valorizzazione delle sue peculiarità, all’attenzione per tutti. Il progetto di Gino Marchitelli si lega anche ad un ulteriore percorso a sostegno dei bambini delle zone terremotate dell’Abruzzo. Durata dell’incontro un’ora e mezza sulle classi I, II e III; senza limite di numero di bambini

Sara Magnoli realizza un laboratorio sviluppando il genere giallo in maniera interattiva con i ragazzi. Dopo una breve introduzione sul giallo come genere passando per la letteratura, ma anche la matematica, il cinema e la gastronomia, le bambine e i bambini vedranno come una storia cambia a seconda della musica e delle immagini e loro stessi inizieranno a scrivere alcuni incipit che potranno servire da base per sviluppare in seguito racconti. L’incontro dura un’ora e mezza con classi dalle IV Primaria alle III secondaria di primo grado, usando uno schermo video per mostrare immagini e far ascoltare musiche.

Durante l’evento verranno regalati ad ogni classe i libri della Collana KIDS di tralerighe libri dedicata alle letture dei bambini. “Girabonda” – che è anche protagonista del logo dell’evento 2017 – creata da Simonetta Simonetti, la storia di diversità e disabilità a scuola di Caterina Frustagli e le favole di Bartolomeo di Monaco, andranno ad arricchire le biblioteche della classi.

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“Cassola e il disarmo” di Angelo Gaccione (Tralerighe) ha vinto il Premio Fiesole 2017

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Il libro di Angela Giannitrapani (Tralerighe) secondo al “Premio Pannunzio”. L’autrice premiata con Dacia Maraini

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Il Premio Pannunzio a “Quando la cadrà la neve a Yol” di Angela Giannitrapani

Tralerighe, l’editore indipendente di Lucca, con il libro “Quando cadrà la neve a Yol. Prigioniero in India” di Angela Giannitrapani ha vinto il secondo premio al Concorso “Mario Pannunzio”.

L’evento organizzato dal Centro Studi di Ricerche “Mario Pannunzio” istituto italiano di cultura fondato da Arrigo Olivetti e Mario Soldati nel 1968, si è svolto pochi giorni fa a Torino. Il premio “Pannunzio” 2017 è andato a Dacia Maraini.

“Una narrazione puntuale, storicamente ineccepibile – ha scritto il presidente Pier Franco Quaglieni in merito al libro di Angela Giannitrapani – ma la cosa più emozionante è il ritratto amorevole, vibrante di questi due uomini che visitano quello che è stato, a metà anni Quaranta, il loro campo di prigionia. Il racconto si snoda così, alternano al diario, e ci conduce in pietraie e foreste umide. Ci accompagna in un mondo lontano (non solo per questioni cronologiche), sino al chiarimento del finale: quel diario non è espediente narrativo. E’ il diario del padre dell’autrice. Narrazione e immaginazione si mescolano così alla Storia. Quella vissuta, quella vera. Quella dolorosa. Per fissarla nero su bianco perché ogni vita che abbia qualcosa da raccontare, anche se così difficile, non debba essere dimenticata. Mai.”

Grande la soddisfazione dell’editore Andrea Giannasi che dopo il Premio “Cerruglio” per la saggistica militare vinto con “Questi fantasmi. Il primo mistero del caso Moro” di Gianremo Armeni e con “Il Brasile in guerra. La partecipazione della Força Expedicionaria Brasileira nella campagna d’Italia 1944-1945”, e il Premio Giallo Garda vinto con il thriller noir di Ciro Pinto, raggiunge un altro prestigioso traguardo.