In regalo l’antologia del Garfagnana in Giallo 2015

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Come vanno le scritture estive?

Molto bene, ne siamo convinti. A queste – visto che ci piace molto regalare libri – vogliamo aggiungere la lettura: per questo fino al 30 agosto tutti gli autori e le autrici che si iscriveranno al Garfagnana in Giallo – sia nella sezione editi sia per quella degli inediti –  riceveranno in omaggio una copia dell’antologia del 2015.

Basta iscriversi e inviare una email a garfagnanaingiallo@yahoo.it con i propri dati (indirizzo postale e codice fiscale).

Poi speriamo di poterci incontrare tra le nebbie della Garfagnana a fine novembre nel festival più nero della Toscana.

Tutte le info per partecipare al concorso le trovate qui  www.garfagnanaingiallo.it

Buona lettura.

Libri come pane

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“La fantasia è come la marmellata, bisogna che sia spalmata su una solida fetta di pane” scrisse nel 1982 Italo Calvino. E come non pensare al connubio indissolubile tra pane e libri, tra il cibo della carne e dei muscoli e quello della mente.

Andrè Gide si domandò nei “Nutrimenti terrestri” se le gioie dei sensi e il fervore spirituale potessero essere conciliabili. Se esiste dunque un nutrimento anche per l’anima.

Certamente, osserviamo, nei libri si trova tutto quello che serve all’uomo per poter anelare la conoscenza di sé e del mondo. Per questo i libri sono come il pane. Come il cibo più antico perché fatto con le mani e cotto con l’energia del fuoco. L’unione delle forze ancestrali.

Il pane dunque come archetipo che si trova accanto al libro, dentro al libro.

Una casa editrice indipendente di Lucca ha lanciato dunque già al salone del libro di Torino le buste del pane come unico contenitore coerente per accogliere e avvolgere i libri.

Tra le righe libri dunque propone l’idea di unire il pane alla fantasia, i libri alla marmellata, i nutrimenti terrestri ai nutrimenti dell’anima.

www.tralerighelibri.it

 

Terracina Book festival dal 9 all’11 settembre — Prospektiva

Toni Capuozzo, Beppino Englaro, Paolo Miggiano e l’on. Souad Sbai tra gli ospiti del Terracina Book Festival 2016 Il Terracina Book festival è un evento, giunto alla settima edizione, organizzato da Innuendo editore, Prospektiva e da Tra le righe libri, che si apre venerdì 9 settembre alle ore 20 per poi proseguire per tre giorni. […]

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Il Festivaletteratura di Calabria – Tredicesima edizione 8 | 31 luglio 2016 — Prospektiva

Parole erranti Festivaletteratura di Calabria – Tredicesima edizione 8 | 31 luglio 2016 Evento ideato e realizzato dall’associazione culturale La Masnada, in collaborazione con Libreria Ubik di Catanzaro e Prospektiva, con il patrocinio della Regione Calabria, della provincia di Catanzaro e del comune di Cropani. L’evento si svolge nel borgo antico di Cropani, Città del […]

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Dal 14 al 18 luglio il festival letterario Tra le righe di Barga — Prospektiva

Tra le righe di Barga 2016 – Festival letterario Si apre la nona edizione del festival letterario “Tra le righe di Barga” organizzato da Tra le righe libri e Prospektiva, in collaborazione con il comune di Barga, ProLoco, Slow Food. L’evento si svolgerà nel centro storico durante la festa delle piazzette dal 14 al 18 […]

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I finalisti del Premio Prospektiva 1.0 — Prospektiva

I finalisti del Premio letterario Prospektiva 1.0 Il premio letterario Prospektiva 1.0 nato con lo scopo di premiare e pubblicare manoscritti di narrativa e saggistica ha trovato il primo verdetto delle giurie. Dopo una lunga lettura dei tanti testi arrivati sono finalisti del premio nella sezione narrativa i manoscritti: “La mia guerra” di Vittorio Monòpoli; […]

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Dall’8 luglio il festival bioletterario “Leggere gustando” — Il Giornale Letterario

Leggere Gustando 2016 – Festival bioletterario Dall’8 al 10 luglio a Castiglione di Garfagnana si terrà la settima edizione del “Leggere Gustando festival bioletterario” organizzato da Tra le righe libri, CastiglioneNews e ProLoco, con la collaborazione di Slow Food Garfagnana e con il patrocinio del comune di Castiglione, della Provincia di Lucca, dell’Unione dei […]

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La prefazione di Vincenzo Pardini a “Guida alla saggezza”

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I nuovi saggi

di Vincenzo  Pardini

Fin dai tempi antichi, gli uomini saggi  sono stati tenuti in debita considerazione. A loro si rivolgeva la gente per apprendere quanto non sapevano. I saggi, a cui oggi si sono sostituiti gli intellettuali, non erano molti, ma quei pochi erano figli della storia, che avevano appreso dagli anziani, cultori della parola intesa come eredità da tramandare.

Gli autori di questo libro, coi loro racconti, ci riportano  indietro nel tempo alla stregua di quei vecchi saggi, perché è dalla forza, dalla inesauribile forza del passato, che fanno emergere gli avvenimenti. Ognuno, con stile e approccio personale, affronta  argomenti  diversi. Gran rilievo, viene dato agli eventi bellici dell’ultima guerra, che tanti segni hanno lasciato nella memoria collettiva.

Il libro inizia con una riflessione di Andrea Giannasi   sulla strage di S. Anna di Stazzema perpetrata dai nazifascisti.

Vicende note, ma che ogni volta che se ne riparla tornano inedite, in virtù  del misterioso potere che  sprigionano le parole quando inseguono una verità intrisa di dolore; il dolore della morte violenta, il cui sangue  ricade, sempre, su tutti.

Daniele Vogrig ci intrattiene sulla figura di Giacomo Puccini.

Lo fa ripercorrendone la vita, le opere e le passioni. Tra cui quella del mattone. Il Maestro andava infatti di continuo alla ricerca di case solitarie, immerse nella quiete; se non le acquistava, vi stata in affitto, oppure ospite di qualche amico.

Ne esce un ritratto nitido, che fa sentire Puccini più che mai nostro conterraneo.

Nicola Bibilotti  rivisita Viareggio nel 1921, quando il fascismo stava  sempre più  imponendosi con la violenza e il disprezzo  verso coloro che non ne condividevano né l’ideologia né i metodi. Le figure degli squadristi, e quel loro nero vestire nell’anima e nel corpo, le incontriamo in queste pagine come nelle sequenze di un documentario. Bella anche la trama della storia, che il lettore deve scoprire da sé, per meglio  comprendere quanto quell’epoca, e quegli eventi, siano ancora oggi da esecrare, perché continuano a riproporsi, sebbene sotto altre spoglie.

La mattina del 15 ottobre del 1895 alla stazione di Lucca  scesero dal treno, provenienti da Livorno, un uomo e una donna, con diversi bagagli, tra cui una gabbia  di uccelli e un cane di mezza taglia, bianco e nero, al guinzaglio. Era ad attenderli un vetturino che, premuroso, li fece salire su una diligenza trainata da un solo cavallo. I viaggiatori erano Giovanni Pascoli e sua sorella Maria. Su di loro, e sul loro arrivo a Castelvecchio, si sofferma Sara Moscardini, con pagine molto sentite, e che afferrano quanto accadde con Pascoli  nella Media Valle del Serchio: un evento eccezionale, perché il poeta  coglierà da quella terra cosa tiene di più nascosto:  voci e suoni  che solo gli artisti sanno udire e tradurre in parole; elettala a sua patria, vi riscoprirà l’antico fiorentino del Due e Trecento, rimasto nell’idioma della gente. Se Alessandro Manzoni andò a sciacquare i panni della lingua nell’Arno, Pascoli lo fece nel Serchio e nei suoi affluenti, catturandone i colori,  le canicole e le turbolenze invernali; dentro questi scenari, prendono corpo le sue liriche, sovente ambientate di notte, con la Luna che rende il cielo “colore di perla” e nell’aria si effonde il canto dell’assiolo.

A Castelvecchio Pascoli trascorre, anche sotto il profilo creativo, il miglior periodo della sua vita. Morto prematuramente, Maria gli sopravvivrà fin oltre gli anni Cinquanta, senza niente toccare della loro casa. Sarebbe stato un oltraggio alla memoria del poeta.

Normanna Albertini si spinge a Borsigliana, nei paesaggi che ispirarono Pietro da Talada, il pittore che intingeva i pennelli nella robbia, dando vita a meravigliose Madonne e al trittico di Borsigliana. Un pittore che continua ad essere avvolto in un alone di mistero, forse perché aveva fatto della Garfagnana la sua Terra Santa e, da quel grande pittore che è, il suo intento era quello di dipingere Dio.

Altro illustre artista che ha frequentato la Garfagnana, con ruolo anche istituzionale, fu messer Ludovico Ariosto. Lassù  mandato, nella veste di commissario, dal duca di Ferrara Alfonso I d’Este. La Garfagnana,  divisa in fazioni, infestata da  briganti di mestiere e da caporioni politici, necessitava di essere amministrata con fermezza. Il duca vide adatto a quel compito messer Ludovico, un poeta  di gran lustro e  bravo diplomatico.

Impegno di cui egli avrebbe fatto a meno, non si fosse trovato in stringenti difficoltà economiche. Del suo arrivo in Garfagnana ci parla, con dovizia di particolari, e risvolti poco conosciuti, Vittorio Angelino, dell’Ariosto gran conoscitore. Ludovico rimase nella rocca  garfagnina  dal 1522 al  1525. Tempi non facili. Il paesaggio rupestre lo opprimeva, facendolo sentire prigioniero. Uomo di pianura, era abituato ad avere albe e tramonti in faccia. No, la montagna non faceva per lui.  Soltanto Ferrara era lo specchio della sua anima. Sovente, a difesa dei  sudditi, era costretto a ricorrere all’arma più congeniale: la penna, con la quale vergava lettere dove, l’amministratore dai forti intenti civici e morali, subentrava al poeta.  Se rileggiamo le sue cronache garfagnine, ci avvediamo di quanto sia attuale. Un interlocutore straordinario, inventore, col suo poema, del romanzo moderno.

Mario Rocchi,  prima  di mostrarci il monumento di Ilaria, si sofferma sulle bellezze di Lucca. Il viaggio inizia da Porta S. Jacopo, un tempo detta “Bu’o novo”, in quanto venne aperta nel 1930 per esigenze di traffico. Nel settembre del 1944 lo scrittore, proprio a Porta S. Jacopo, fu testimone di una scena di guerra che non avrebbe più dimenticato. Un cecchino tedesco, piazzato a terra, uccide con una sventagliata di mitra un partigiano che passa dallo specchio della Porta. Come una sorta di pellicola, dove immagini e scene non vengono mai meno, la narrazione culmina nell’incontro con Ilaria, col suo intramontabile fascino.

Il manicomio di  Maggiano è  una  mastodontica costruzione  di mattoni rossi, collocata su di un promontorio  alla stregua di un castello. Risale al 1773 ed è l’ospedale psichiatrico più antico d’Italia. Fra le sue mura hanno vissuto fino a mille degenti. Una vita difficile, la loro. La  follia, tra deliri e incubi,  li angariava come la più abietta delle versiere. Solo l’avvento degli psicofarmaci, la mitigò. Per Mario Tobino era un demone, che solo raccontandolo si poteva esorcizzare. Cosa che lui fece, con risultati unici e assoluti. Monica Dini, col suo intervento, entra dentro queste atmosfere, risvegliando gli spettri che ancora  aleggiano tra i cortili, i corridoi, e le stanze abbandonate.

Molti gli scrittori che hanno raccontato Lucca, ma pochi quelli che sono riusciti a dare voce alle sue vestigia. Bruno Giannoni, nel suo contributo, indica la strada per accedere nella Lucca antica e indenne all’evolversi del tempo. Da un vialetto sul retro dell’istituto Carlo Del Prete, lasciato alle spalle il rumore del traffico, giungiamo  davanti le Mura, che sembrano la muraglia di  una fortezza nel bel mezzo di una campagna abbandonata.

Da una postierla, passaggio un tempo riservato a guardie e sentinelle, come in un gioco di prestigio, finiamo in pazza S. Frediano, dove Giannoni fa riemergere la Lucca del 1500-1600,  coi cannoni dislocati sulle Mura, i soldati di vedetta. Finché, nella cattedrale di S. Martino, non arriviamo  di fronte al Volto  Santo e all’ascia che risparmiò dalla decapitazione un innocente  condannato a morte. La lama, nonostante la determinazione del boia, tanto che ne  piegò il tagliente, nemmeno scalfì il collo del malcapitato. Miracolo a cui Giannoni non crede. Niente da eccepire. I miracoli di Cristo, quasi sempre messi in discussione da chi vi assisteva,  erano confermati da chi li riceveva.

Questo libro, iniziato con la riflessione sulla strage di S. Anna di Stazzema, si conclude con le gesta delle donne impegnate nella Resistenza, a fianco degli uomini. Signore umili, ma l’anima grande e generosa delle madri e delle mogli votate all’amore.

Simonetta Simonetti  sa farle rivivere e muovere su  un territorio che va da Lucca fino agli estremi limiti della Garfagnana. Sono giorni terribili. Niente rientra più nei canoni della consuetudine.

La gente vive nascosta nelle case, o in clandestinità.

Repubblichini e soldati nazisti possono comparire d’improvviso, per rastrellare, stuprare  e fucilare. Si ha paura di tutto e di tutti.

Anche dei partigiani. Il terrore si è ormai impossessato degli animi, e regna sovrano. Emergenza che le donne sembrano   gestire meglio degli uomini, prodigandosi in ogni senso, a rischio della loro vita. Infatti, alcune moriranno. Ma la fede per la riconquista della libertà, continua a spronare le altre a non arrendersi, e così fanno. Pagine che commuovono.

Alle opere  dei suindicati  autori ho accennato, per ragioni tecniche e di spazio, con poche righe, tanto per dare un’idea dell’argomento che trattano. Il resto spetta al lettore scoprirlo.

Entrerà dentro un mondo a più voci, un mondo corale che gli farà conoscere o riscoprire aspetti  insoliti della nostra terra, memoria e cultura. Una vera e propria guida alla saggezza, la stessa  che, con manifestazioni diverse, continua a scaturire  dai nostri borghi e città. I quali sono sempre stati  amati dagli scrittori che vi sono nati, vi hanno vissuto o ci vivono:  Guglielmo Petroni, Arrigo Benedetti, Mario Tobino, Enrico Pea, Mario Pannunzio, Vittorio Pascucci, Fabrizio Puccinelli, Gino Cesaretti, Romano Luperini, Paolo Buchignani, Oriano De Ranieri, Carlo Gabrielli Rosi, Guglielmo Lera, Felice Del Beccaro, Pietro Ghilarducci, Francesca Duranti, Remo Teglia, Pia Pera, Bartolomeo Di Monaco, Giulio Simonini, Gualtiero Pia, Gian Luigi Ruggio, Giuseppe Marchetti, Giuliana Puccinelli, Roberta Martinelli, Bruno e Umberto Sereni,  Carlo Ludovico Ragghianti, Pier Carlo Santini, Fratel  Arturo Paoli, Marco Paoli, Maria Francioni.

In sintonia con loro, a me pare si siano mossi, ma seguendo nuovi tragitti, i narratori   di questa antologia, che sarebbe oltremodo utile, a mio avviso, ai ragazzi delle scuole. Vi scoprirebbero il loro passato, in ambito  storico e antropologico. Normanna Albertini scrive infatti  che, sulle montagne di  Borsigliana “è stata tutta un’invasione per secoli e millenni: Liguri, Etruschi, Romani, Goti, Longobardi, Ungari e via così. I popoli sono sempre stati nomadi e tutti hanno lasciato i segni nei volti e nell’aspetto delle genti”.

Chi siamo? Da dove veniamo? A chi assomigliamo?

Un viaggio a ritroso che, con le dovute ricerche, potrebbe farci conoscere la nostra  vera identità, rendendoci consapevoli da chi veramente discendiamo. Un modo per essere migliori e più saggi.

La saggezza della tribù divenuta popolo, nazione e continente. Insomma, la nostra identità e appartenenza che dobbiamo saper conservare.

http://www.ibs.it/code/9788899141462//guida-alla-saggezza.html

 

Il premio letterario di gialli, noir e polizieschi — Il Giornale Letterario

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Il Premio della Lettura a Fabio Genovesi — Prospektiva

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