Volontario della Libertà. Prigioniero in Germania, partigiano in Italia 1943-1945 di Enzo Furiozzi in uscita al Salone del libro di Torino 2018 (Tralerighe editore)

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

furiozzi-copertina-tralerighe

«Il mattino dell’8 settembre 1943, a noi, duecento reclute del 39 Rgt. Art. d’Armata, fu data la sveglia più presto del solito. Il programma era tutto nuovo. Si doveva andare in distaccamento a Bibbiano, distante poco più di 20 Km da Reggio Emilia, per fare qualche esercitazione un po’ più militaresca, ma soprattutto per lasciare sgombra la piazza d’armi non so bene per quali altri arrivi».

Iniziò così la tragedia di Enzo Furiozzi che con altri migliaia venne fatto prigioniero e portato in Germania con carri bestiame. Internato prima nel “Kriegsgefangenerlager II A”, il campo di concentramento di Neubrandenburg con il numero 102028 e poi nello Stalag 269 a Wipperfhürt, a una trentina di chilometri a nord-ovest di Colonia, nel cuore della Renania, Furiozzi perse casualmente lo status di I.M.I. (Internato Militare Italiano). Fu così che fortunosamente ottenne la possibilità del rimpatrio come civile non più abile al lavoro e, una volta giunto in patria, entrò a far parte della Resistenza.
A distanza di 75 anni dall’8 settembre 1943 questo libro pone – come scrive l’autore – «Il 25 aprile 1945 e ciò che esso rappresenta tra le cose di cui deve essere costantemente e ben curata la memoria storica. Tra i tanti fatti e le tante vicende che la nostra giovane Nazione ha vissuto, questa data ha un significato particolarissimo e non surrogabile: rappresenta la conquista di quella libertà che ci fu a lungo conculcata, e, con essa, la nascita dell’Italia moderna, libera, viva e vitale».

«Ci passarono poi in rivista: un lungo e meticoloso cerimoniale. Dovemmo aprire zaini, cassette, bagagli;  rovesciare le tasche; aprire i portafogli; uno appresso all’altro in lunghe righe. Vennero sequestrati tutti gli oggetti di qualche valore, macchine fotografiche, carta moneta, coltelli e attrezzi, ecc. Poi ci avviarono alla disinfestazione, un rito questo, che si ripeteva, come vedemmo, ogni volta che si entrava o si usciva da un lager.
Ci si spogliava nudi, si mettevano i nostri panni attorno a un trespolo di ferro numerato, avendo cura di lasciar fuori carte ed oggetti di cuoio (scarpe, portafoglio): i panni finivano in una grande autoclave e noi, in gruppi di trenta-quaranta, venivamo avviati in un camerone dal cui soffitto appositi ugelli versavano forti getti d’acqua caldissima. Una specie di terra saponaria, che col sapone aveva poco o niente a che vedere, avrebbe dovuto aiutarci a fare una vera pulizia.
Poi si passava, in più file, allo spidocchiamento specifico: qualcuno, generalmente una prigioniera russa o polacca, seduto su una panchetta, intingeva un pennellone da imbianchino in un secchio di petrolio e lo passava poi intorno all’inguine, sotto le braccia e avanti un altro».

Volontario della Libertà. Prigioniero in Germania, partigiano in Italia 1943-1945
di Enzo Furiozzi
Pagine 252 – euro 15,00
ISBN 9788832870350
Tralerighe libri editore

www.tralerighelibri.it

 

Annunci

Il viaggio in Germania di Barbara Rosenberg in uscita al Salone del libro di Torino 2018 (Tralerighe editore)

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

rosenberg-cop-tralerighe

«Nonno, perché Hanukà è la festa della luce?»
«Che significa Yiddish?»
«Cosa sono le Leggi Razziali?»
Questi e altri interrogativi accompagnano il viaggio in Germania della giovane protagonista. Siamo nell’estate del 1986 e il Paese è ancora diviso. L’itinerario, a bordo di una Tipo bianca, si snoda tra Heidelberg e Magonza, tocca Francoforte e Colonia, raggiunge Brema e si conclude ad Hannover.
La Memoria è il filo conduttore del romanzo: Barbara conoscerà finalmente la storia di nonno Wolfgang, ebreo fuggito da Hannover nel ’35 e perseguitato anche in Italia a causa delle Leggi razziali.
Affascinata dalla cultura ebraica, sentirà per la prima volta di avere delle radici. Allo stesso tempo, coltiverà un forte legame con la nonna, una donna intelligente, che alterna discorsi serie a battute in dialetto pugliese e riconoscerà in lei il suo ideale femminile.

«Capii che era un argomento tabù e bevvi una sorsata di birra.
Mi parve che il nonno non si fosse accorto di nulla, infatti, continuò a parlare: “Vedi, Rosenberghina, fino al ‘38 l’Italia non aveva ancora le leggi razziali, perché Crapa pelata, Mussolini intendo, era impegnato in altre vicende per pensare agli ebrei. Dopo le cose cambiarono e, dal 1940, iniziarono gli arresti della gente pericolosa: ebrei, nomadi, dissidenti, nemici di guerra. Venivi internato nei campi di lavoro, se ti andava bene, o deportato nei campi di concentramento, se ti andava male.”
“Erano considerati una minaccia per il Paese” sussurrò la nonna scuotendo la testa.
“E invece eravamo quattro gatti, magrolini e senza una lira” aggiunse il nonno e continuò: “Pensa, che quando i carabinieri di Teramo, vennero a prenderci per trasferirci al campo, il Maresciallo ci guardò deluso e disse:  “Ma come? Siete voi gli ebrei?”
Io e la nonna rimanemmo in silenzio.»

Il libro è vincitore del “Premio letterario Internazionale Nabokov” 2017 (sezione narrativa inedita).

Il viaggio in Germania
di Barbara Rosenberg
Pagine 158 – euro 14,00
ISBN 9788832870329
Tralerighe libri editore

www.tralerighelibri.it

 

 

“Lungo il sentiero delle trasparenze” di Felice Foresta in uscita al Salone del libro di Torino 2018 (Tralerighe editore)

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

foresta-sentiero-cop

Trasparenze del presente le chiama Federico Forster che, sotto la spinta prepotente di un incontro casuale, intraprende, in una sorta di personale iniziazione all’età adulta, un viaggio duplice e inconsapevole. Nello spazio annegato nel sole, o grigio di una nebbia testarda, e nel tempo. A prendere corpo è, così, un’idea di persona, un fratello del padre morto quando lui era ancora in fasce, la cui assenza ha tacitamente segnato  – come scoprirà nel lento dispiegarsi di un accidentato percorso di ricostruzione –  ogni tappa del suo  vivere.
Federico, improvvisandosi a investigare tra pochi e smozzicati indizi, raccoglie, allora, dalle voci riflesse dei testimoni dell’epoca solo scaglie di verità, sufficienti, però, a ricomporre il ritratto di un uomo qualunque, in apparenza, un medico come tanti nell’Italia in bianco in nero del dopoguerra. Un uomo che, come pochi, negli anni incerti della rinascita ha saputo imprimere il sigillo indelebile di una purezza d’animo e di una bontà inusitata a ogni incontro fatto, a ogni relazione intrecciata e, sopra a ogni cosa, alla propria professione, scelta con la coriacea determinazione dei bambini e perseguita con l’ostinata caparbietà tipica solo degli uomini del Sud. Amata al punto tale da farne un’autentica missione di vita.
Intorno a lui, la danza degli altri personaggi, di ieri e di oggi, che, riemergendo dalle pieghe di un passato sempre vivido o incrociando, anche solo per poco, nel presente narrativo, il cammino di Federico, si fanno portatori di un mondo di valori universali e senza tempo.

«Mi ero fermato, come sempre, a parlare con le mie assenze e, attraverso loro, con me stesso. Come al solito ne rivedevo i volti, ne ascoltavo le parole, ne avvertivo la vicinanza. Non erano solo ricordi o, almeno, non volevo che rimanessero solo scampoli del passato custoditi in una teca che potevo aprire a tempo e a piacimento. Le chiamavo, invece, le trasparenze del presente.
Era l’inchiostro della carta carbone, sbiadito magari, e capace, però, di parlare ancora. Era qualcosa che valicava la mia volontà, i miei sogni, le mie paure e si depositava muta nel fondale del mio io. Vi potevo attingere oppure no, lei rimaneva al suo posto, un complanare di sicurezza, un diaframma contro gli spasmi del mondo. Erano lo stentoreo silenzio di mio nonno, i ricami complici e irredenti di mia nonna, la voce angelica di una zia irripetibile, il sorriso scheggiato di una cugina andata via troppo presto, la mano onesta e calda di mio padre.
Anche quella volta, tutto mi sembrava al suo posto. Eppure avevo saltato un passaggio, avevo ignorato uno sguardo. Mi voltai senza vedere nessuno. Proseguii senza sapere cosa fosse stato per la prima volta a lasciarmi addosso una sensazione allappante e, tuttavia, non fastidiosa che reclamava la mia attenzione. Dapprima millantai con me stesso una forza che non avevo, ripudiando i sussulti facili della sensibilità. Poi ripiegai, invece, sulla stanchezza del momento e tacitai i miagolii della coscienza.»

Lungo il sentiero delle trasparenze
di Felice Foresta
Pagine 174 – euro 15,00
Tralerighe libri editore

www.tralerighelibri.it

 

 

Sopravvissuto a Mauthausen. La storia di Renato Salvetti in uscita al Salone del libro di Torino 2018 (Tralerighe editore)

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

salvetti-raviglione-copertina.jpg

Renato Salvetti durante la Seconda guerra mondiale fu richiamato nel corpo di Cavalleria corazzata di Pinerolo. Dopo l’8 settembre entrò nella formazione ligure dei partigiani Garibaldini di Savona.

Alla vigilia di Natale del 1943 fu arrestato insieme ad altri patrioti e, dopo il carcere a Cuneo e poi presso il sesto braccio dei politici alle Nuove di Torino, il 13 marzo del 1944 iniziò il viaggio di deportazione verso il campo di concentramento tedesco di Mauthausen, ove approdò il 17 dello stesso mese. Dopo più di un anno, liberato il campo e terminata la guerra, il 5 maggio del 1945, Renato Salvetti riuscì a uscire dal lager e a percorrere con grande fatica e incredulità il lungo insperato ritorno.

In questo saggio-intervista, Salvetti, ormai novantatreenne, offre al lettore alcuni lucidi sprazzi del suo calvario, facendolo precipitare in un autentico girone infernale. Renato è un testimone prezioso, forse l’ultimo rimasto a gridare l’orrore. Ai giovani ha dedicato tutta la vita che gli è rimasta, ripercorrendo l’efferatezza di una realtà terrificante, per non dimenticare. Ma anche per cogliere il chiarore della speranza, la possibilità di una rinascita, pur avendo subito l’aberrazione; senza    arrendersi mai.

«Il mattino alle 4,30 e la sera alle 18,30 veniva fatto l’appello. Tutti dovevamo essere presenti ed eravamo obbligati a stare tre ore in piedi nel cortile sotto qualsiasi tipo di intemperie.
Venivamo chiamati, numero per numero. Chi non si presentava riceveva cinquanta scudisciate. I manganelli avevano all’interno fili di rame e sulla pelle lasciavano segni quasi indelebili.
Durante l’intera giornata, nel lager non si sentiva una campana battere i suoi rintocchi. Si era isolati da tutti e da tutto. Era una sensazione terribile. L’unico rumore era quello della sirena che veniva attivata quando arrivavano gli aerei nemici a bombardare o quando i prigionieri si dovevano alzare per andare al lavoro.
Alle sei del mattino veniva distribuita una brodaglia, come pure alla sera, quando si terminava il lavoro. Verso mezzogiorno ci veniva dato solo un pezzo di pane con una fetta di salame o un po’ di margarina.
Si lavorava dodici ore con la sola interruzione del rancio e si era continuamente in balia dei kapò che picchiavano chiunque avesse disubbidito ai loro ordini. Era pazzesco!
Ricordo un mio compagno di baracca che fu manganellato solo perché si era fermato un istante, dato che aveva la febbre».

Sopravvissuto a Mauthausen. La storia di Renato Salvetti
di Anna Raviglione e Franca Di Palma
Pagine 118 – euro 14,00

Tralerighe libri editore

www.tralerighelibri.it

“Natura e paesaggio nelle opere di Irène Némirovsky, Maria Teresa Léon e Joyce Lussu” di Emmanuel Gallo in uscita al Salone del libro di Torino 2018 (Tralerighe editore)

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

paesaggio-gallo-copertina-donna.jpg

Irène Némirovsky, Maria Teresa Léon e Joyce Lussu vivono la loro esperienza letteraria ed umana in un contesto precario e violento quale quello della seconda guerra mondiale. Questo avvenimento, insieme ai cambiamenti sociali in atto come il rovesciamento dei rapporti di potere e di classe instaurato dai dominatori, i quali hanno portato alle relative persecuzioni di dissidenti e sovversivi, modifica e influenza significativamente la percezione che le autrici hanno di sé stesse e del mondo.

Si tratta di uno scenario squarciato che ferisce l’intimo, stravolgendo ogni legame positivo del soggetto con la storia, la cui reazione differisce a seconda della sensibilità e della formazione culturale. Tuttavia, proprio per mezzo dell’arte e della scrittura con la loro funzione di denuncia è possibile ricucire il tessuto identitario di un popolo, recuperando quella memoria personale e collettiva che sta alla base della coscienza sociale delle epoche passate, di quelle odierne e di quelle che verranno.

«Il paesaggio è un tema che ci  riguarda profondamente in quanto ha a che fare con la percezione di noi stessi: se lo spazio intorno a noi non valorizza le nostre capacità e le nostre inclinazioni tenendo conto della complessità delle esigenze e dei bisogni umani, allora, di conseguenza, la nostra qualità di rapportarci a noi stessi e al mondo diminuisce fino a perdere di significato. Il paesaggio non è soltanto uno spazio fisico che deve essere occupato o che si impone al soggetto nella sua presenza materiale, ma è anche e soprattutto un luogo di incontro, di relazione e di scambio. È una dimensione che proietta nello spazio fisico lo spazio psichico: cioè la manifestazione culturale della nostra vita interiore in cui il meccanismo teatrale della messa in gioco di sentimenti è la rappresentazione della nostra soggettività.

Gli atteggiamenti dell’uomo di fronte al paesaggio sono sostanzialmente due, ma non vanno viste come posizione rigide in quanto esse vivono, spesso, parallelamente e sono connesse con la necessaria doppiezza della natura umana: da un lato c’è la volontà di dominio e di controllo che trasforma il paesaggio per assoggettarlo alle esigenze di sopravvivenza e di sviluppo; dall’altro, coesistente con il concetto di natura come mera materia prima da sfruttare, c’è la tendenza, puramente artistica, alla contemplazione, la quale recupera l’elemento di mistero e di fascinazione (e quindi anche di terrore) insito nella natura».

 

“Natura e paesaggio nelle opere di Irène Némirovsky, Maria Teresa Léon e Joyce Lussu”

di Emmanuel Gallo
Pagine 146 – Euro 14,00
Tralerighe libri editore
Collana Donna 9

www.tralerighelibri.it

 

Lucca. Memorie, vissuti e percorsi eccentrici alla scoperta del Genius Loci, presentato sabato 5 maggio al Museo della Zecca

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

petrini-lucca-locandina

Verrà presentato sabato 5 maggio alle ore 17 presso il Museo della Zecca nel baluardo San Donato “Lucca. Memorie, vissuti e percorsi eccentrici alla scoperta del Genius Loci” di Francesco Petrini, edito da Tralerighe libri editore. Presenterà il volume la Prof.ssa Maria Vera Cresti, docente di storia comparata dell’arte nei Paesi Europei all’Università di Roma Tre ed Enrico romiti, presidente del Ciscu (Centro Internazionale per lo Studio delle Cerchia Urbane). Modera l’evento Andrea Giannasi.

Lucca antica piccola capitale ma città europea circondata da una pianura denominata delle Sei Miglia, bella e quasi incontaminata ancora a vedersi dall’alto delle colline e dei monti che la racchiudono.
Lucca, il suo fiume e il suo contado  sono i luoghi, il contesto entro il quale l’Autore di questo libro compie – senza timore di divagare e perdersi – percorsi  che definisce eccentrici, fra ricordi di  generazioni passate e stupori e visioni presenti, attento a fare del vissuto e della memoria personali memorie e vissuti collettivi.
Se è vero, come Francesco Petrini afferma fin dalla Premessa, che ogni città ha i suoi Geni – divinità degne di venerazione per dirla con la Vernon Lee che i residenti spesso ignorano al punto, talvolta, di farli fuggire – allora questo che qui descrive è un viaggio che tutti potrebbero felicemente intraprendere nella propria città o magari in altre città d’Europa e del mondo, per godere – come i colti e  fortunati protagonisti del Grand Tour – della meraviglia e del conseguente squisito premio che la scoperta dei Geni che vi albergano offre.

In questo testo, strutturato a diversi livelli in un originale impianto narrativo, dove la parola scritta rimanda alle belle immagini in una intenzionale e necessaria pluralità di codici, si fa storia intesa come storia sociale con una precisa e dichiarata scelta di campo già perseguita nel precedente libro dedicato all’industrializzazione in Lucchesia nell’ultimo ventennio del secolo XIX.

Ma in questa seconda fatica il nostro Autore non si limita ad affrontare un argomento specifico con rigorose indagini storiografiche. La varietà e la complessità dei temi trattati fanno sì che la fantasia e la creatività, in un caso persino la poesia, trovino il loro spazio. Con quali esiti sta all’attento lettore giudicare. Si tratta quindi di un difficile esperimento, sorretto da un originale impianto narrativo, di un modo nuovo di fare storia che va al di là della storia locale, anche se di Lucca e della sua gente – contesto e non pretesto – si narra. E sempre con amore.

Premio Essere Donna Oggi 2018: il bando del premio dedicato al “parlar” di donne

Tag

, , ,

esseredonnaoggi

PREMIO LETTERARIO “ESSERE DONNA OGGI”
Terza edizione 2018
Il premio, che nella seconda edizione ha ottenuto il Patrocinio della Camera dei Deputati, nasce intorno all’urgenza di “parlare” di donne e di raccontare le loro storie, il loro mondo, affinché questo in cui viviamo, diventi realmente il mondo di tutti.

BANDO

A norma del Regolamento approvato con la deliberazione del consiglio comunale n.16 del 22 febbraio 2018, le modalità di partecipazione sono stabilite come segue.

Art. 1 – Il Premio Letterario “Essere Donna oggi” si articola nelle seguenti tre sezioni:

a) Sezione A: Opere Edite
Possono partecipare a tale sezione libri di narrativa e saggi sul tema dell’essere donna nella società contemporanea, senza alcuna preclusione sull’anno di pubblicazione e la partecipazione è gratuita.

b) Sezione B: Opere inedite
La sezione è aperta a racconti e poesie, rigorosamente inediti, aventi come tema l’essere donna nella società contemporanea.
I racconti non devono superare le 20.000 battute, spazi inclusi, (font Times new roman 12, interlinea singola, foglio formato A4 margini: superiore 2,5 cm, inferiore 2cm, sinistra 2 cm, destra 2 cm).
Le poesie da presentare possono essere in numero massimo di cinque (per un numero massimo di trenta versi ciascuna). I migliori tra racconti e poesie saranno pubblicati nell’Antologia del Premio “Essere Donna oggi”. Gli autori al momento dell’iscrizione al Premio Letterario dovranno accettare i termini di pubblicazione concedendo il diritto di edizione e la cessione dei diritti d’uso del proprio racconto e/o della propria poesia. Gli autori possono partecipare con più di un’opera sia edita che inedita, versando per ciascuna la quota di iscrizione per i diritti di segreteria. Ogni opera deve essere presentata separatamente.

Sezione C: “Le scuole”
Possono partecipare al Premio racconti e poesie presentate dalle scuole di ogni ordine e grado al fine di sensibilizzare le nuove generazioni sulla tematica della donna, la letteratura al femminile e la violenza di genere nell’ottica di permettere uno sviluppo adeguato e ben radicato di competenze attive di cittadinanza attiva. I docenti – che rappresentano i punti di riferimenti nelle progettualità – devono inviare le opere degli alunni all’e-mail del premio, indicando titolo, nome e cognome dell’alunno, classe e scuola.
La partecipazione per questa sezione è gratuita.

Art.2 – Presentazione delle opere
a) Opere edite
Le opere di narrativa o di saggistica edite dovranno essere inviate, in formato cartaceo, entro il 31 luglio 2018, tramite raccomandata A/R, all’indirizzo: Comune di Gallicano – Ufficio Cultura – via Domenico Bertini, 2 – 55027 Gallicano (Lucca) ed il plico dovrà riportare all’esterno la seguente dicitura “Premio Letterario Essere Donna oggi”.
Ai fini del rispetto dei termini, farà fede il timbro dell’Ufficio postale accettante.
In ciascun plico dovranno essere inserite tre copie dell’opera ed una busta interna contenente la seguente documentazione:
1) scheda dell’autore o dell’autrice con nome, cognome (o pseudonimo), data di nascita, indirizzo postale, e mail, numero di telefono;
2) biografia di presentazione dell’autore o dell’autrice.
c) dichiarazione da parte della candidata o del candidato di accettazione piena ed incondizionata delle condizioni stabilite dal regolamento del Premio “Essere Donna
oggi”.

b) Opere inedite
Le opere di narrativa o poesie inedite dovranno essere inviate obbligatoriamente in forma digitale (file in doc. per word), pena l’esclusione, all’e-mail:
premioesseredonnaoggi@yahoo.it , con la seguente documentazione allegata:
1) scheda dell’autore o dell’autrice con nome, cognome (o pseudonimo), data di nascita, indirizzo postale, e mail, numero di telefono;
2) biografia di presentazione dell’autore o dell’autrice;
3) dichiarazione attestante il carattere originale dell’opera e la piena titolarità del diritto d’autore;
4) dichiarazione da parte della candidata o del candidato di accettazione piena ed incondizionata delle condizioni stabilite dal regolamento del Premio “Essere Donna oggi”;
5) copia della ricevuta del versamento della quota di iscrizione di cui al successivo
art.3.

c) “Le Scuole”
Saranno i docenti ad invitare alla partecipazione, raccogliere, correggere e poi inviare gli elaborati degli alunni (racconti o poesie) via email, scrivendo in apertura di ogni opera titolo, autore, classe e nome del docente referente.

Art.3 – Quota di partecipazione
I partecipanti al Premio “Essere Donna oggi”, sezione “Opere inedite”, dovranno versare, per diritti di segreteria, una quota di iscrizione pari a 15 euro, per ogni opera cui intendono partecipare al concorso, sul conto corrente IBAN: IT 46 R 08726 70160 000000180818 intestato a “Associazione L’Aringo”, con la causale “Partecipazione Premio ‘Essere Donna oggi’ – 2018”.
L’avvenuto pagamento della quota dovrà essere comprovato tramite invio e mail, contestuale alle opere della scansione della ricevuta, o, in alternativa, riportando, con le stesse modalità, gli estremi del versamento effettuato.

Art. 4 – La Giuria
La giuria, composta da docenti, giornalisti, scrittrici e scrittori, sarà nominata dalla Giunta del Comune di Gallicano e dal Sindaco dello stesso Comune.
Il giudizio espresso dalla giuria è insindacabile.

Art. 5 – I Premi
Il Premio “Essere Donna oggi 2018”, sezione opere edite, consiste in un premio di euro 250,00 per il primo classificato della sotto sezione narrativa, mentre il primo classificato della sotto sezione saggistica riceverà una targa, libri ed attestato.
Per la sezione opere inedite verranno premiati il miglior racconto e la migliore poesia, con 250,00 euro ciascuno, una targa e libri.
Le opere finaliste saranno inserite nell’Antologia del Premio “Essere Donna oggi 2018”.
Ogni autore riceverà una copia dell’Antologia.
La giuria si riserva, per entrambe le citate sezioni, di assegnare Premi speciali.
La premiazione avrà luogo nei giorni 13 e 14 ottobre 2018 presso il Comune di
Gallicano.

Art. 6 – Ulteriori condizioni
Le tre copie delle opere edite partecipanti al Premio “Essere Donna oggi 2018”, acquisite alla proprietà esclusiva del Comune di Gallicano, saranno distribuite come segue: una copia sarà consegnata alla Biblioteca Comunale di Gallicano, una sarà donata nelle giornate della premiazione in un grande “bookcrossing” e la terza sarà trattenuta dall’Associazione culturale “L’Aringo”.
La partecipazione al concorso comporta l’accettazione piena ed incondizionata alle condizioni stabilite dal presente bando e dal relativo regolamento, nonché l’autorizzazione implicita al Comune di Gallicano e all’Associazione culturale “L’Aringo” al trattamento, ai sensi del D.Lgs. 196/2003, dei dati personali dichiarati dai candidati per le finalità connesse al Premio di cui trattasi.

Art.7 – Segreteria del Premio
La segreteria di “Essere Donna oggi 2018” sarà curata dall’Associazione culturale “L’Aringo”, cui è possibile fare riferimento per informazioni inerenti il Premio tramite l’invio di e mail al seguente indirizzo: associazione.aringo@gmail.com

Art. 8 – Disciplina di rinvio
Per quanto non espressamente previsto nel presente bando, il Premio Letterario in oggetto deve ritenersi disciplinato dalle norme del codice civile. Il Premio Letterario, in particolare, non è soggetto alla disciplina del d.P.R. 430/2001, relativo al regolamento concernente la disciplina dei concorsi e delle operazioni a premio, avendo ad oggetto la produzione di un’opera letteraria per la quale il conferimento del premio rappresenta un riconoscimento di merito personale e, di conseguenza, opera la fattispecie di esclusione di cui all’art. 6 comma 1 lettera a) del decreto stesso. Il responsabile del procedimento è individuato nel sottoscritto responsabile del settore amministrativo del Comune di Gallicano – Tel. 0583-73071 – e-mail: p.panelli@comune.gallicano.lu.it

Martino De Vita svela chi è “Giulia la Rossa”

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , ,

devita-giulia-copertina

Abbiamo incontrato Martino De Vita autore del romanzo “Giulia la Rossa”.

Dopo varie presentazioni a Lucca di Giulia La Rossa, sembra che il tuo libro vada alla grande. Te ne sei mai chiesto il motivo?
Ho scritto Giulia La Rossa, all’inizio, non cosciente di quello che stavo facendo. Man mano che costruivo un personaggio, subito altri si affiancavano al primo. Una delle caratteristiche principali del romanzo è quella serie di ritratti paralleli che raccontano le loro vicende. Dapprima timidamente, come se volessero venire al mondo in punta di piedi, con tutte le loro incertezze, paure, angosce…poi sempre in maniera più decisa, a dimostrare che esistevano già prima di essere create.

Sembrerebbe un esperimento narrativo…
No, non lo è. Non c’è nulla di sperimentale, al contrario di altri miei precedenti romanzi, che possa in un certo senso distrarre il lettore. Forse più che di sperimentalismo si può parlare di un’espansione, di un allargamento di tante esperienze di vita vissuta. Giulia La Rossa poi diventa “consapevole” di quello che è: un romanzo. La sua costruzione evidenzia la mia naturale attrazione verso situazioni non comuni.

Fin dall’inizio, si avverte uno stile narrativo non influenzato, come dire, da facili suggestioni, cioè un mondo anti letterario, lontano dai classici stereotipi pseudo creativi. È questa una sfida con te stesso, o solo una personale interpretazione del Romanzo?
In genere ho sempre scritto con la consapevolezza di affrontare la letteratura in modo diverso, memore delle lezioni dei grandi maestri fra i quali Manzoni e Pirandello. La cultura acquisita nel corso degli anni e quindi, la maturità che ne è derivata, mi hanno permesso di arrivare a uno stile narrativo un po’ fuori dall’ordinario: molti dicono originale, ma l’originalità non è solo inventare storie “paradossali”. Dietro a una invenzione narrativa esiste un pensiero, una ricerca linguistica, una lettura e una scrittura costante. Voglio dire che non basta il talento, la passione, o la semplice vanità. Scrivere è un’arte che non ti insegna nessuno, e quando scopri di averla è bellissimo coltivarla.

Tornando a Giulia la Rossa, il titolo è molto suggestivo…
E’ evidente che il titolo deve catturare, nell’immediato, il pubblico. La sua, per così dire, ambiguità, sembra aver centrato l’obiettivo. La favolosa Alfa Romeo degli anni ‘70 è sempre stata per me una grande attrazione. La stessa di Zàdr, il personaggio Rom, amico di uno dei protagonisti, e che poi diventerà amico di tutti.

Zadr è un personaggio emblematico, uno zingaro che per caso incontra Marietto, il protagonista principale, diremmo il deus ex machina della situazione. Come mai la scelta di un personaggio così diverso dalla nostra realtà?
Una volta che Zàdr si è inserito tra gli altri personaggi, mi sono subito interessato ai Rom, e non solo a quella particolare etnia proveniente dal fiume Indo, e ho fatto le mie ricerche. Ho avuto modo di imbattermi in situazioni che non conosciamo, o che non vogliamo conoscere: il fascino della epopea di un popolo, le sue origini, le consuetudini, il folklore; persino l’applicazione pratica, non codificata, delle sue leggi. Ma soprattutto il rapporto fra cagge (non zingari) e Rom. Ho sempre pensato che l’odio fra le razze potesse essere superato dal confronto fra le diverse culture. Siamo ancora lontani da questo, non credo però che l’utopia narrata possa durare a lungo. Oggi abbiamo maggiori possibilità di stabilire contatti diretti con un mondo che ancora ci fa paura. Come sempre è l’ignoranza che crea i pregiudizi, ma è anche vero che occorre una grande volontà per superarli.

Quello che troviamo in un dialogo serrato tra Marietto e Zàdr, è il racconto dello stesso zingaro (la parola, in questo caso, è usata in modo volgare e offensivo) vittima di un furto! A lui, a un nomade, viene rubata la mitica Rossa. La ritroverà poi, per pura fortuna, parcheggiata in una piazza di paese…
Ho voluto, in particolare, sottolineare il fatto che non solo gli zingari sono ladri, ma anche i cosiddetti cagge. Una banda di malfattori che, attratti soprattutto dal colore rosso, hanno avuto la tentazione di rubarla, per poi quasi subito abbandonarla. Non sarebbe stato facile sbarazzarsi, presso un ricettatore, di quel pezzo da museo. Zàdr, poi, continuando a raccontare a Marietto le sue disavventure, sottolinea che loro, gli zingari”, hanno bisogno di difendersi dalle continue violenze perpetrate da orde di barbari, rappresentate proprio da noi… popolazione civile… culturalmente avanzata…

Nel romanzo, oltre al favoloso rappresentante Rom, troviamo, come si è detto all’inizio, altri numerosi personaggi. Ci chiediamo il perché di questa coralità.
La coralità è l’aspetto forse più spettacolare dell’intero romanzo. Perché tanta gente? Perché tutti devono sapere, perché tutti devono partecipare…Facciamo una rapida visita, per esempio al circo, dove, al di là delle varie suggestioni felliniane, troviamo la completa attuazione della solidarietà: ed ecco il perché di tanti dialoghi. Perché la nuova società deve nascere da un progetto universale. Lo stesso nucleo primario formato da sette, otto persone, diretto da Marietto, è la guida spirituale verso la crescita, verso l’affermazione di un’amicizia unica, tutti intenti, non soltanto nell’ambito personale, ma anche in quello collettivo, ad aiutarsi. Lo stesso turpe episodio capitato a Elisa dimostra quanto i veri amici possano intervenire per salvare una persona.

Ecco: la descrizione dei personaggi femminili, prima fra tutti Elisa, la ragazza un po’ pingue, ma sessualmente desiderabile, è un omaggio non solo al sesso femminile globalmente inteso, ma anche a come certi stati fisici possano essere accettati dalla donna.
Sì, è proprio così. Elisa è fiera della sua rotondità, anche se poi ne è vittima, ad opera del suo ex, Ercole, un essere infame, uno stupratore, un pervertito…ma che poi apparirà solo come un pover’uomo impotente. Lui vuole dimostrare, che le sue prestazioni sono superiori alla media. Sappiamo che i suoi hobby vengono esercitati da una mente fortemente disturbata. Verrà poi sottoposto a un’eccezionale psico-terapia, direi quasi a uno psicodramma che finirà, almeno in parte, per ridimensionarlo. Elisa rivela anche l’eroticità maschile di fronte a un corpo…sovrabbondante, nel senso che più grassa si presenta una donna e meno potrebbe essere desiderata. E invece, credo che accada esattamente il contrario. Nel senso che l’uomo non confesserebbe mai a se stesso di essersi innamorato di una grassona. In realtà la carne attira…

La spiritualità di Marietto è sottolineata non solo dalla sua formazione religiosa, ma anche dal suo mentore, da Padre Faustino…
Sì. Marietto voleva farsi prete, ma padre Faustino si è sempre opposto a quello a cui aspirava. Ma Marietto non ha rinunciato ad andare per il mondo e a consolare gli afflitti, rischiando lui stesso la vita. Padre Faustino poi diventerà eremita, un esempio ancora più emblematico per il nostro pretino…

I personaggi della storia sono davvero tanti…
Sì, ma tutti poi si uniranno per un grande scopo comune, o almeno ci proveranno: per l’amicizia, come già mi sembra di avere sottolineato. Ho cioè voluto ribadire che un sentimento, se è forte, può ancora resistere, o addirittura sovvertire le peggiori, attuali, disastrose tendenze. Un esempio può essere considerato quello fra Valerio, uno dei tanti amici di Marietto, e il suo rivale in amore, Josep, figlio di Zàdr. Si innamorano della stessa donna, della bella cavallerizza che si esibisce nel circo con il suo destriero Gelsomino. Ma dopo i primi screzi iniziali, Valerio si ritira lasciando campo libero a Josep per il solo fatto che lui stesso è stato il primo a innamorarsene.

 

 

Un fatto clamoroso…

Sì, una riprova della grande influenza che Marietto esercita su tutto il gruppo. L’ascendente che il pretino ha sui suoi amici è certamente forte. Forse perché, scoprendo la loro debolezza, i loro limiti di uomini soli, hanno bisogno di una guida che li conduca per mano verso la “salvezza”, come è successo, in modo certamente diverso, a Ercole, un uomo, per così dire, completamente accecato da manie compulsive. La spiritualità del pretino è autentica, acquisita da giovane, perduta e poi riconquistata. Marietto è un uomo forte quanto estremamente vulnerabile, ma ha saputo inculcare agli altri la solidarietà, la speranza e l’autentica fratellanza. In un mondo come il nostro, non è poco riscoprire certi valori.

Un uomo che rivelerà poi tutta la sua personalità quando si troverà in grande pericolo…

Sì: notevole sangue freddo e istinto di sopravvivenza, come lui stesso confessa agli amici, ed è per questo che l’ammirazione nei suoi confronti aumenterà.

Ma anche a Marietto sembra che manchi…qualcosa…

La sua grande delusione è stata quella di non potersi dedicare al sacerdozio. Un complesso che si è sempre portato dietro; ma anche per il fatto di essere un personaggio fuori da qualsiasi contesto sociale.

Molto suggestiva la descrizione del matrimonio fra Marietto e la sua sposa, Occhi di Giada, non a caso una romnì, come gli zingari chiamano le loro donne.

La descrizione del matrimonio è un ulteriore omaggio ai nomadi. Il variopinto modo con cui le donne si vestono, le loro decorazioni, i gioielli, la carrozza degli sposi tutta addobbata…

Forse l’episodio della ricerca del padre di Occhi di Giada può apparire un po’ – come dire – “fuori dal giro” …

Mah, non saprei. Potrebbe sembrare un personaggio marginale, ma d’altra parte è il padre della sposa, anche se viene considerato un autentico ladro, e continuamente arrestato. Occhi di Giada è sempre stata lontano da lui, che ha trascorso gran parte della sua vita entrando e uscendo dalla galera. E dato che la ragazza sta per sposarsi, è naturale che lo voglia con sé, e per magia eccolo che compare.

Un’altra fra le tante sorprese…

Sì. A dire il vero nel romanzo non mancano…

Ma esiste un altro personaggio significativo: Ludwigo, l’avvocato degli zingari, che si innamora di Rosa, la collega di Elisa…

Ludwigo non poteva mancare. Un rom che ha studiato dai cagge. Ecco che con lui si ripete, invertita, la storia fra Marietto e Occhi di Giada.

Anche in questo caso si assiste a una forma di perfetta integrazione fra le due etnie…

Hai detto bene: perfetta integrazione. In questo caso è l’amore che ha fatto il miracolo…

Il romanzo poi finirà con un epico viaggio a Samarcanda…

Viaggio a cui sono affezionato. Non ho visitato quei paesi, ma sono stato in altri mondi…Partendo dalla realtà, mi sono immaginato le reazioni dei partecipanti, raccolti in due camper, quindi in ambienti stretti, a dimostrare che è possibile persino una stretta convivenza. E tutto, a parte qualche disagio durante il percorso, è andato a meraviglia. Marietto poteva dimostrare a pieno la sua conoscenza storica e filosofica in un contesto, come prima dicevo, universale. La Samarcanda di Tamerlano è un altro degli innumerevoli simboli che rappresentano diverse culture…

Le ultimissime scene, poi…

Una grande festa…I figli del vento…sono felici…

Il 1968 a Lucca. Il libro di Virginio Monti a Bagni di Lucca sabato 14 aprile

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

monti-lucca-68-bagni-lucca

Sarà presentato sabato 14 aprile alle ore 17 presso la Sala Rosa al Circolo dei Forestieri di Bagni di Lucca il libro di Virginio Monti “Il Futuro Passato, gli anni Sessanta e l’imperdibile ‘68” edito da Tralerighe.

Il volume raccoglie la storia dell’autore tra gli anni Sessanta e Settanta, quando due mondi si scono incontrati e scontrati per un cambiamento epocale. La musica, la politica, la liberazione sessuale, oltre alla contestazione di un mondo rigido e impenetrabile sono gli argomenti trattati. In quegli anni lucchesi ragazzi e ragazze figli di operai e di professionisti, giovani di famiglie bene e giovani di famiglie povere, cattolici e laici, eskimo e cappottino, capelli lunghi e capelli corti, esuberanti e depressi, musicisti e calciatori, minigonne e pantaloni alla moda, discussero, si incontrarono, marciarono, occuparono. Monti, intervistato da Andrea Giannasi, racconterà quel mondo ricostruendo grandi e piccoli eventi, molti dei quali presero avvio prorpio nel centro termale.

Le scuole, le piazze, le cantine fumose, così come improvvisati palcoscenici, diventarono luoghi nei quali si parlava di guerra del Vietnam, di Maggio francese, di Jan Palach e della controversa invasione sovietica della Cecoslovacchia.

Lucca, così come Bagni di Lucca, divennero Europa, Mondo e Monti con altri ragazzi e ragazze combatté aspramente il consumismo, l’autoritarismo, il conformismo, le diffuse ingiustizie sociali, la separazione tra istituzioni e società, la politica come carriera e, soprattutto, nel nostro paese, una scuola selettiva, vecchia, chiusa, immobile, burocratica ed autoreferenziale.

«“Il Futuro Passato” è un libro sul ’68 studentesco e giovanile lucchese – scrive Virginio Bertini nella sua introduzione – e sugli anni ’60, che lo precedettero e, in qualche modo, lo prepararono. Ricostruito in base ai ricordi e alla memoria soggettiva dell’autore e a riscontri oggettivi di documentazione di archivio, Virginio Monti racconta, ama ascoltare e far raccontare gli amici, i compagni, i coetanei.

In questo modo ricostruisce anche una storia degli anni ’50 e ’60, dal dopoguerra alla contestazione globale. Dalla mancata epurazione dei fascisti nei gangli vitali dello stato alle persecuzioni giudiziarie dei partigiani, dai fenomeni di emigrazione dalla Valle del Serchio alle condizioni di supersfruttamento e sottosalario, dalla rivolta dei Campus americani contro la guerra del Vietnam alla beat generation, dalla contestazione studentesca al risveglio delle lotte operaie.

Questo libro ci aiuta a non essere “reduci”, ci spinge a studiare, a indagare nelle nostre memorie soggettive, negli archivi, nei  documenti, nelle nostre coscienze e nei nostri cuori, ci spinge a realizzare più conoscenza, più cultura, a costruire reti e ponti di memorie, a collegarle con l’attualità e con le nuove generazioni, a sognare e inventare isole di nuova umanità. Leggere criticamente il nostro “passato prossimo” rappresenta un passaggio importante per costruire il nostro presente e il nostro futuro, sia per chi considera esaustiva la cassetta degli attrezzi culturali ed ideologici tradizionali, sia per chi ritiene invece che questa cassetta vada profondamente rinnovata e arricchita».

Il Futuro Passato. Gli anni Sessanta e l’imperdibile ’68

di Virginio Monti

Tralerighe libri editore

Pagine 186 – € 15,00

www.tralerighelibri.it

Prigionieri di guerra: storie dai mondi concentrazionari. Convegno organizzato da Tralerighe editore

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

evento-12-aprile-2018-locandina.jpg

 

Si svolgerà giovedì 12 aprile 2018 alle ore 10 presso l’auditorium della biblioteca Agorà a Lucca il convegno dal titolo “Prigionieri di guerra. Storie dai mondi concentrazionari” organizzato da Tralerighe, in collaborazione con la biblioteca Agorà, l’associazione Historica Lucense e l’Associazione Volontari della Libertà di Lucca.

L’evento intende aprire una pagina di studio sul multiforme e complesso ambito della prigionia in tempo di guerra, anticipando lo studio che verrà presentato in autunno sui prigionieri civili rastrellati a Lucca nell’estate del 1944.

Dopo l’introduzione storica di Andrea Giannasi, che farà un quadro sull’analisi che letteratura e saggistica hanno compiuto negli ultimi anni sul ruolo del prigioniero di guerra e sul differente trattamento che gli Stati hanno usato sugli uomini catturati, Angela Giannitrapani (docente di Milano) parlerà dei prigionieri italiani in India, presentando il libro “Quando cadrà la neve a Yol”.

Sarà Roberto Andreuccetti a tracciare la storia di due uomini che in differenti scenari (uno venne catturato in Unione Sovietica dai russi, l’altro nella penisola balcanica dai tedeschi), si sono trovati dentro campi di concentramento. Il libro che offre le due testimonianze di Elio Carli e Giovanni Grandi si intitola “Diari dell’Armir”.

Bruno Giannoni è chiamato invece a riportare a memoria la storia del campo ospedaliero per prigionieri di guerra numero 202 che si trovava a Lucca presso gli edifici di via Galli Tassi. La fotografia scelta per la locandina dell’evento ci presenta alcuni ufficiali e soldati dell’esercito britannico (tra questi oltre agli inglesi, anche australiani, indiani e neozelandesi), ripresi nell’estate del 1942 con due suore del servizio infermieristico. La struttura poteva ospitare fino a oltre 600 prigionieri e funzionò fino al 1943.

Coordinano l’evento Simonetta Simonetti e Gemma Giannini, mentre saranno presenti classi dell’Istituto “Pertini” di Lucca.