Morte per acqua al Pisa Book festival

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Domenica 9 novembre alle ore 18 presso la Sala Book club al Pisa Book festival verrà presentata l’antologia  Barbabooth.
Con Sebastiano Mondadori, Giorgio Giusfredi e Andrea Meli.
«Vincitori e vinti, è questo il tema dei racconti nati da un anno di lezioni alla Scuola Barnabooth» ha raccontato Sebastiano Mondadori che ha poi proseguito: «Detto subito che il talento non si insegna, una scuola porta a compimento la propria missione quando fornisce i mezzi per ribellarti a essa. Bisogna imparare la tecnica per sbarazzarsene. Conoscere gli strumenti per piegarli alla propria volontà. Essere assillati dalle regole per infrangerle.
La libertà comincia dalla conoscenza: non si può scrivere senza aver letto, e continuare a leggere. Da sempre convinto che la varietà e la pluralità di voci rappresentano un valore, questa raccolta restituisce la fotografia più vivida di una classe di scrittura creativa, in cui l’individualità dell’atto della scrittura passa attraverso il momento del confronto, della lettura ad alta voce davanti a docenti e compagni, in un rincorrersi di leggere e scrivere, rileggere e riscrivere: perché è facile dimenticare ciò che si è letto e rinnegare ciò che si è scritto.
Ricordando che alla fine non si scrive per se stessi, si scrive per essere letti.
L’innamoramento, come tutto ciò che ha a che vedere con la perdita del nostro controllo, è un rifiuto, – ha proseguito Mondadori – una forma di ribellione verso quanto abbiamo appreso dall’esperienza. Rinnegando la nostra storia, quel limbo di incertezza dove il desiderio impera in un nuovo regno delle possibilità diventa l’ultima – per ora – occasione di reinventarsi davanti a una persona che non ci conosce.
Al cospetto della sospensione dell’incredulità che è l’innamoramento, ci sembra di aprire un libro di cui vogliamo solo immaginare, per ritardare il più a lungo possibile, il finale.
Se l’atto di leggere è obnubilato dallo stesso rapimento estatico                 dell’innamoramento, allora scrivere significa fare innamorare il lettore di una realtà che non esisteva prima, dar vita a un desiderio inespresso che di colpo diventa necessario perché ci riguarda nel nostro intimo, e ci scopriamo diversi.
Come facevamo a ricordare prima di Marcel, a inorridire e guardare in faccia la mancanza di senso prima di Stavrogin e Joseph K., ma anche a ridere senza Don Chisciotte, a perderci nell’ossessione della carne senza Lolita e Drenka, a tradire senza l’ebbrezza già annoiata di Emma Bovary, a immaginare avventure smisurate senza Ulisse,  Edmond Dantès e il capitano Achab? Come guardavamo il mondo prima della letteratura? Sì, guardare, ancora prima di leggere e di scrivere, vuol dire imparare le differenze: ecco dove prende forma il desiderio.»

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