Il difficile mestiere del lettore tra paccottiglia e le recensioni degli amichetti del quartierino

Il difficile mestiere del lettore

Metto il dito in una piaga che è anche uno dei punti nodali della questione legata alla promozione della lettura. E mi chiedo: a cosa servono le recensioni dei libri? Ormai più a nulla. Gli inserti dei giornali (che non vendono più) sono ghetti di amici per amici e la recensione segue ormai lo schema: io recensisco il tuo e tu recensisci il mio. Un giro che “non sposta più copie” perché i lettori li puoi fregare due o tre volte, poi la cosa finisce. E l’inserto culturale X non verrà più comprato conoscendo già il gioco. Stesso discorso per trasmissioni radiofoniche o televisive (poche e gestite con il solito meccanismo di amicizie e scambi di favori).  Allora come si fa a promuovere un libro? Quali strumenti utilizzare per far leggere un testo che vale?

Partiamo proprio dal termine “valore”. Chi è oggi in grado di dare un valore culturale ad un soggetto librario. In teoria dovrebbero essere i critici letterari, i giornalisti culturali e ovviamente i librai.

Di critici ormai sono pieni i cimiteri. Non ne parliamo. I giornalisti culturali finiscono invece sempre con lo scrivere un libro e chiedere il favore all’altro giornalista culturale che a sua volta aveva scritto un libro. I due fanno parte di un piccolo gruppo – chiamiamolo “cerchio magico” – che dalla cosa trae qualche piccolo favore: il posto in prima fila ad eventi, il gettone (ma va di moda chiamarlo fee o “rimborso”) in qualche festival e naturalmente il buffet con i prodotti a chilometro zero. Sono utili a consigliare i lettori? Purtroppo no e basta vedere le vendite dei giornali dove scrivono per capire che la festa è ai titoli di coda.

Rimangono i librai che però si dividono in due categorie. I librai-magazzinieri che passano giornate intere ad aprire scatoloni, sparare codici a barre, posizionare libri negli scaffali e poi risparare codici a barre e mettere altri libri negli scatoloni pronti per il corriere. Tempo per leggere: zero. Possibilità di consigli ai lettori: zero.

Poi ci sono i librai che vivono per passione del libro. Leggono, fanno selezione, tengono “puliti” gli scaffali e alla fine se hanno una libreria indipendente è bene che aprano un bar o che vendano magliette e borracce di alluminio per cercare di pagare l’affitto. Questi però sanno riconoscere la paccottiglia e la falsa recensione. Quest’ultima puzza a chilometri di distanza.

Detto dunque che i giornali, le trasmissioni in tv e alla radio, e i consigli dei giornalisti culturali non servono assolutamente a nulla e “non spostano più copie”, dove va ad abbeverarsi il piccolo mondo dei lettori?

Ecco questa è la domanda alla quale servirebbe urgentemente trovare una risposta.

Due cose però potremmo proporle: la prima è un suggerimento proprio ai giornalisti culturali. Basterebbe veramente poco per dare respiro al vostro lavoro. Entrare in una libreria indipendente e “annusare”, leggere, studiare. Alla fine qualcosa di buono vi rimarrà in mano (e in testa). Mettere il naso fuori dal cerchio magico insomma per buona pace delle tartine al lardo di colonnata.

La seconda riguarda i lettori: fatevi un favore e diventate missionari di uno dei mestieri più belli del mondo – ovvero quello del lettore – e dunque leggete, scandagliate e poi parlate dei libri che vi hanno colpito (nel bene e nel male).

Sì, anche nel male perché quando c’erano i critici letterari che stroncavano un libro, quasi sempre facevano un favore all’autore e all’editore pronti ad imparare dagli errori.

A quel punto le recensioni dei libri torneranno ad essere utili.

Buon lavoro a tutti.

Andrea Giannasi

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