Anna Raviglione con il libro dedicato a Pino Scaccia sul palco del Terracina Book festival 2021

Pino Scaccia. Un inviato con l’anima

Sabato 4 settembre alle ore 19 sul palco del terracina Book festival salirà Anna Raviglione autrice del libro “Pino Scaccia. Un inviato con l’anima. Da Selesport al Tg1 Rai” (Tralerighe libri). Con Andrea Giannasi e Massimo Lerose verrà ripercorso il lungo lavoro dello storico inviato del Tg1 Rai.

Dal libro un brano dedicato alla centrale nucleare di Cernobyl in Ucraina.

Chernobyl in russo significa “le piante che crescono nella palude”. Una volta la zona serviva per nascondersi da mongoli e tartari. Adesso il nemico è più infido perché invisibile.

Il territorio è stato diviso in quattro zone che corrispondono ai vari livelli di contaminazione. Un visitatore normale, superando molti controlli, può arrivare al massimo fino al fiume Zdvizh, cioè al livello numero due. Al di là, dove il tasso di radiazione è superiore di cinquanta volte a quello normale, è assolutamente proibito entrare.

Riusciamo a passare. (…) Ecco il sarcofago di Chernobyl. Dentro, nascosto da lastroni di piombo e cemento, che sono costati la vita agli elicotteristi che li hanno gettati, c’è il reattore n.4, quello dell’apocalisse. Tecnicamente è stato spento, ma di fatto il cuore atomico è ancora attivo. Arriviamo a meno di duecento metri dall’incubo del mondo. Il contatore geiger impazzisce. 

Qualcuno, due anni fa, è addirittura entrato nel sarcofago. Tecnici della stazione, per cercare il corpo del vicedirettore sparito al momento dell’esplosione. Un luogo dove non sopravvivono neppure i batteri. Mi fanno vedere il filmato: si intuiscono blocchi di lava composti da uranio, plutonio, scorie di tutti i tipi, piombo, cemento che neppure un bazooka riuscirebbe a scalfire. «È come entrare nel corpo del diavolo e vedere il suo cuore», ci dicono. 

Entriamo eccezionalmente nella centrale. Il cuore del diavolo sta lì in fondo, dietro un tramezzo. Siamo nella grande sala delle turbine. Quella notte è esplosa una turbina come questa, in quel punto, ci spiegano. Arriviamo nella sala controllo. Sul monitor compare il reattore n. 3, l’unico insieme al numero uno che ancora funziona.  Ma che è successo quella notte? L’ultima testimonianza dall’inferno è di Serghei Sharshun, capoturno di allora: «Quella notte nessuno si aspettava il disastro. Anche perché non doveva succedere. Ci sono stati almeno tre errori. Sono arrivati ordini sbagliati. Noi superstiti non ci sentiamo fortunati. Ho sensi di colpa che nessuno potrà mai cancellare. Mio figlio sta male, mia moglie sta morendo. Non doveva succedere. Ho la nausea di questo lavoro ma starò qui fino alla fine perché è il mio destino. Odio soltanto chi non ci ha mai avvertito dei rischi che correvamo». 

Il viaggio, compiuto rigorosamente entro le cinque ore, è finito. Quando usciamo, il controllo ci definisce per fortuna ancora “chisti”, puliti. Ma uscendo nella notte di Chernobyl si sentono ancora i rantoli cupi del mostro in agonia. L’incubo resta.

https://www.tralerighelibri.com/product-page/pino-scaccia-un-inviato-con-l-anima-da-selesport-al-tg1-rai

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...