27 gennaio 2021: In merito all’urgenza del trasferimento della memoria di Andrea Giannasi

In merito all’urgenza del trasferimento della memoria di Andrea Giannasi *

L’anagrafe e le ragioni dell’età ci stanno sottraendo gli ultimi testimoni della Shoah. I salvati, che sono tornati sopravvivendo agli ingranaggi della soluzione finale, disegnata dai tedeschi, e all’indicibile vissuto nei campi di sterminio. Pochi uomini e poche donne che negli anni hanno seguito la lezione di Primo Levi, donandosi al doloroso percorso del ricordo, del riportare al cuore, e dunque del rivivere quella sofferenza per anni taciuta, nascosta, celata più a se stessi che agli altri. Oggi possediamo, grazie a questo incessante lavoro, una biblioteca ricca di storia e storie, e film, documentari, ricostruzioni, interviste, che costituiscono un patrimonio unico per l’umanità. Ma tutto questo potrebbe non essere sufficiente a tramandare quanto accaduto.
L’anagrafe infatti ci sta sottraendo le mani, gli sguardi, le parole e l’intercalare del racconto. Ci sta togliendo il contatto, il sorriso, i momenti sussurrati, le lacrime e le emozioni. Certo un libro o un buon film possono avvicinarci ma non potranno mai essere profonde come la presenza di un sopravvissuto.
Questo è il principale e urgente argomento che coinvolge coloro che, destinati a raccogliere il testimone, si domandano come e cosa fare. Anche perché i “professionisti della memoria”, commettendo l’errore di personalizzare il grande evento vivendolo come proprio, non sono e non saranno mai in grado di trasferire l’indicibile.

Il saggio di Virginio Monti aiuta a comprendere questo passaggio partendo dai nomi che non sono solo numeri o pezzi di carta, ma storie. Raccontando gli uomini e le donne, cercando gli affetti, i luoghi, gli spazi percorsi. E proprio per questo che aprendo il lungo lavoro d’archivio l’autore incrocia, e pone in primo piano, i due giovani ragazzi ebrei che forse per primi raggiungono Bagni di Lucca. Si tratta di Dragan Wiesler nato il 22 maggio del 1920 a Tuzla in Jugoslavia. Il padre si chiamava Saiko, la madre Minka Opperman. Viene mandato a Bagni di Lucca dalle autorità italiane perché ebreo croato e raggiunge la cittadina termale con la moglie, Greta Rebernak, nata il 10 aprile del 1925 a Zagabria. Il padre si chiamava Carlo. Quando arrivano, il 10 dicembre del 1941 vengono alloggiati in casa Brunini. Lui ha 21 anni; lei 18 e sono sposati. Risultano studenti.
Il 19 aprile del 1942 i due giovani si spostano a Soragna, un piccolo paese in provincia di Parma con una attiva comunità ebraica, dal quale dopo l’8 settembre 1943 si allontanano. Secondo le ricerche di Anna Pizzuti i giovani non risultano arrestati o deportati e Dragan al termine della guerra ricompare in Svizzera.

Virginio Monti apre con due giovani e chiude con la piccola Liliana Urbach, nata a Bagni di Lucca il 19 ottobre del 1942. Il padre Leo, nato nel 1914, era fuggito dall’Austria occupata dai nazisti con la moglie Alice Loewy (o Lowi) del 1917. Liliana aveva un fratellino, Kurt, nato a Vienna il 27 febbraio del 1939. All’arrivo ad Auschwitz Birkenau nel febbraio del 1944 la mamma con i piccoli verrà avviata alle camere a gas. Il padre resisterà fino alla fine e riuscirà a sopravvivere.
In mezzo tra Greta e Dragan, Liliana e Kurt, che aprono e chiudono la ricerca, la storia dei 106 ebrei che dalla provincia di Lucca finirono nei campi di sterminio. Solamente 7 tornarono a casa. Di questi 99 provenivano dal campo di concentramento di Bagni di Lucca.

E proprio il desiderio di fare luce su questa storia, ha spinto l’autore a visitare gli archivi del comune termale, l’Archivio di Stato di Lucca, per reperire tutti i documenti che potessero raccontare le persone, le donne, gli uomini e non più solo fornire elenchi. Le testimonianze, i volti, i piccoli fatti, sono a differenza delle liste, l’unico elemento in grado di aiutarci a ricreare quel percorso empatico, che in assenza dei testimoni che vissero l’indicibile, potrà aiutarci a continuare a raccontare la Shoah.

Il libro si offre al lettore seguendo l’ordine cronologico dei fatti, con un’appendice finale che riporta tutti i documenti trovati, diventando spunto per altri lavori futuri.

E non può non lasciare indifferente il lettore la storia dei coniugi Sternfeld che proprio a Bagni di Lucca il 9 dicembre 1943 vengono rinvenuti morti dai carabinieri, allertati dal padrone di casa della coppia. Bernardo Sternfeld ha 58 anni, il 22 luglio del 1940 risulta internato a Isola del Gran Sasso (Teramo), poi trasferito il 12 agosto del 1941 a Ferramonti e dal 9 dicembre del 1941 a Bagni di Lucca. La moglie è Giovanna Weill, nata a Vienna il 7 maggio del 1888. Sono entrambi austriaci e fuggono da Vienna e dalle persecuzioni naziste. Con l’avvento della Repubblica Sociale Italiana comprendono che ormai tutto è finito. Decidono così di suicidarsi, sigillando la camera con cuscini e coperte, accendendo due bracieri con carbone. Saranno i fumi tossici a stordirli e poi ucciderli nel sonno. Vengono rinvenuti sdraiati sul letto; lui con le mani incrociate sul petto, lei con il braccio sinistro sotto il corpo del marito, forse in un ultimo abbraccio.
Sul comodino una lettera in tedesco che viene velocemente tradotta e allegata al verbale dei carabinieri. “Dopo che siamo stati tre anni e mezzo internati, deve colpirci un altro destino più duro del primo, perciò vogliamo finire questa vita. […] abbiamo sempre vissuto con onestà. […] molto abbiamo perduto, facciamo finire i disturbi. Alle autorità che sino ad oggi ci hanno trattato con umanità siamo riconoscenti”.
Bernardo e Giovanna tolgono il disturbo e se ne vanno e anche in questo momento non c’è pietà. Il compilatore del verbale toglie la parola “disturbi” (nell’originale della traduzione – che il lettore troverà in appendice – la parola è ben leggibile ma rigata e cancellata), inserendo un generico “schianti”. Come se si volesse ricordare che non vi è colpa alcuna nel doloroso gesto dei coniugi Sternfeld.
Nella lettera Bernardo chiede che dell’accaduto venga informato il fratello Siegmund che si trova a Pianella in provincia di Pescara. E qui si apre una nuova pagina che rende viva ed eterna la storia della Shoah, perché è un intreccio di traiettorie e di vicende che sono destinate a non chiudersi mai.
Nato nel 1887, Siegmund (in alcuni documenti è riportato Sigismondo) era entrato in Italia nel 1938 attraverso Bolzano, molto probabilmente immediatamente dopo l’occupazione tedesca dell’Austria. Nel 1940 arriva in Italia anche l’ebrea tedesca Rosa Steiner, nata a Berlino il 25 maggio del 1914. I due si conoscono nel 1940 presso il sanatorio “Villa Maria” di San Severino Rota (SA). Il 10 dicembre del 1941 la Questura di Salerno autorizza che i due possano sposarsi e il 7 maggio 1942 il Capo Culto della Comunità Israelitica di Napoli, Umberto Coen celebra il rito. Il 9 novembre del 1942 i due vengono trasferiti a Pianella (Pescara) dove poi lavoreranno come traduttori presso il comando germanico. Il 31 marzo del 1944 (secondo la Pizzuti si tratta del 30 aprile), avvertiti di un loro imminente arresto per essere deportati, i coniugi decidono di togliersi la vita. Il 12 giugno Pianella verrà liberata dagli italiani del Corpo Italiano di Liberazione.
Due fratelli Bernardo e Siegmund che con le loro compagne si uccidono per andare oltre e non finire nelle mani dei carnefici.

Greta e Dragan, Liliana e Kurt, Bernardo e Giovanna, Siegmund e Rosa, dunque non solo nomi o numeri, ma carne viva che ancora oggi, grazie a ricerche come quella condotta da Virginio Monti, aiutano e aiuteranno coloro che raccoglieranno il testimone della memoria a farne esempio vivo.

Ma non è terminato il lavoro di scandaglio perché non è possibile dimenticare che sul convoglio numero 6 partito dal binario 21 della stazione ferroviaria di Milano, il 30 gennaio del 1944, oltre ai 99 ebrei provenienti dal campo di concentramento di Bagni di Lucca c’erano altre 504 donne, uomini, bambini. E tra questi l’ebrea numero 75190, Liliana Segre, che al momento del viaggio verso Auschwitz aveva 14 anni. Venne liberata a Ravensbruck e forse, chissà, se durante il viaggio avrà ascoltato il doloroso ricordo di Bagni di Lucca, da parte degli altri sventurati.
Trova spazio in questa ricerca anche la vicenda legata ad un cittadino americano: Peggram Reed Edwin di Harvey e di Reed Mary, nato a Boston il 26 luglio del 1914. Questo ragazzo venne internato a Bagni di Lucca e marchiato come “pederasta”. In realtà era uno studioso che conosceva sette lingue, laureato ad Harvard in letteratura, aveva seguito brillantemente un corso anche alla Columbia University.
Quando Edwin raggiunse l’Europa, per continuare i suoi studi alla Sorbona di Parigi nel 1938, aveva già superato difficili prove nella vita. Il padre combattendo sul fronte francese durante la Grande guerra aveva subito gravi mutilazioni che lo costrinsero a rimanere ricoverato per il resto della propria vita in un sanatorio americano. La madre si risposò e lasciò i figli alla nonna Laura Reed che grazie al sussidio destinato ai bambini dei grandi mutilati di guerra, riuscì a far studiare il ragazzo.
Edwin grazie alla John Harvard Fellowship e la Julius Rosenwald Fellowship arrivò in Francia nel 1938 e qui conobbe lo studioso di belle arti danese Gerdh Hauptmann. Un anno dopo scoppiò la Seconda guerra mondiale e impossibilitati a tornare in America i due da Copenaghen riuscirono a raggiungere l’Italia. Qui si stabilirono in Toscana, a Montecarlo, fino a quando le autorità italiane non decisero di internare Edwin, nel febbraio del 1943, perché cittadino di uno stato nemico.
Nei primi mesi del 1944 – secondo il racconto che i due fecero al corrispondente di guerra americano Max Johnson – Peggram e Hauptmann vennero internati dai tedeschi in un campo vicino a Piacenza, dal quale riuscirono a fuggire con l’aiuto dei partigiani, e viaggiando senza documenti sull’Appennino, riuscirono a superare la Linea Gotica e raggiungere i soldati della 92° Divisione di fanteria americana “Buffalo” di stanza in lucchesia.
Peggram venne rimpatriato con la nave ospedale “Algonchin” partita da Napoli e diretta a Charleston. Il 14 agosto del 1945 rientrò in patria.
Tornò a vivere nella sua casa natale a Dorchester a Boston, insegnando e traducendo letteratura francese. Reed Edwin Peggram è morto il 20 aprile 1982.

Dunque grazie a Virginio Monti e alla sua ricerca Greta e Dragan, Liliana e Kurt, Bernardo e Giovanna, Siegmund e Rosa, Edwin e Gerdh, tornano ad essere volti, mani e storie da raccontare e tramandare.

Il grande albergo ai Bagni Caldi di Bagni di Lucca fu un luogo che vide passare attraverso le proprie stanze, le diverse umanità colorate da passaporti, lingue, sfere sentimentali, età, che ci permettono oggi di rendere ancora viva quella memoria. La segregazione, le umiliazioni, le prevaricazioni, le cancellazioni, le privazioni, che subirono tanti cittadini che trascorsero mesi lungo le sponde del fiume Lima, oggi non possono essere dimenticate. E non solamente perché chi dimentica è destinato a rivivere, ma perché quelle donne, quegli uomini, quei bambini, oggi grazie a questa ricerca hanno riacquistato il senso profondo di umanità. Li rivediamo con la mano tesa attraverso la rete esterna a chiedere qualcosa da mangiare o la carbonella per scaldarsi. Li rivediamo in un mondo avvolto dal terrore, la paura, intriso di odio, dove lo spazio dell’umanità era ormai relegato nei più reconditi ambienti.

Bagni di Lucca è una lezione di storia, ma più di ogni altra cosa è esempio continuo, per questo mi auguro che lo studio che Monti ha condotto possa essere incentivo e stimoli ad altri per allargare la ricerca.
La conclusione non può che riprendere il tema dell’urgenza che la scomparsa dei testimoni diretti dell’Olocausto, getta tra le nostre esistenze. L’urgenza di saldare un patto tra i salvati e di coloro che saranno in grado di raccogliere il testimone diventando a loro modo testimoni. La lezione del contagio del bene, di fronte al male assoluto, all’indicibile.

* Introduzione al volume: “La questione ebraica in provincia di Lucca e il campo di concentramento di Bagni di Lucca” di Virginio Monti, Tralerighe libri editore, Lucca, gennaio 2021.

La questione ebraica in provincia di Lucca e il campo di concentramento di Bagni di Lucca
di Virginio Monti
Tralerighe libri editore
pagine 152
Euro 15,00
ISBN 9788832871470

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