Zvanì: Giovanni Pascoli di Vincenzo Placido sabato 22 a Barga alle 19 al teatro dei Differenti

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Sabato 22 agosto alle ore 19 a Barga nella piazza di fronte al teatro dei Differenti verrà presentato il libro dedicato a Giovanni Pascoli del Prof. Vincenzo Placido. “Zvanì”, edito da Tralerighe libri, è un romanzo-saggio sulla famiglia del poeta, che entra nel quotidiano, fin dall’infanzia del piccolo Giovannino. Parleranno del libro il Prof. Antonio Corsi e Andrea Giannasi. Musiche di Gabriele Levrini e Ugo Menconi. Conclusioni di Sara Moscardini.

L’evento rientra tra le presentazioni della dodicesima edizione del Festival letterario Tra le righe di Barga. Dalla lettura del libro emerge una storia intricata, senza spiare dal buco della serratura e senza la morbosità intorno ai suoi presunti o falliti amori, come talvolta, è stato fatto. Dopo tutto Pascoli nutrì un solo amore: quello fanciullesco ed intenso per sua madre. Nulla di più e nulla di meno. Fu l’amore, che egli, volle inseguire, nel corso della sua vita adulta, anche dopo la morte della stessa madre. E fu il suo tormento. Ma anche la grandezza della sua arte.

“Zavnì”, sostenuto dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca e patrocinato dalla Fondazione Pascoli, ci aiuta a conoscere il poeta studente in collegio ad Urbino, quello attratto dalla politica, che lo condusse in carcere, del Pascoli docente e bibliotecario nel suo peregrinare tra Matera, Massa, Livorno dove il “nido” sembra disfarsi, per poi trovare la ri-creazione a Castelvecchio.

Il libro è nato nella scuola per la scuola e insegue una finalità didattica. In senso lato, perché rivolto agli studenti “per sempre”. A quelli che oggi studiano il poeta e che vogliono riceverne uno stimolo ulteriore, a quelli che l’hanno studiato ieri ed hanno una nostalgica voglia di rileggerlo, a quelli che lo studieranno un domani e conserveranno ancora la voglia di poesia.

La narrazione tende al colloquio scolastico con tre interlocutori: Giovanni, Zvanì e Mariù. Con il Pascoli sopravvissuto alle sue angosce di distruzione, soltanto, perché la madre gli ha fornito, per consolarlo, la ri-creazione del Nido. É il segreto della sua esistenza e della sua arte. Giovanni lo rivela all’incredula sorella Mariù, che, avendo contribuito a ri-creare la famiglia ideale della loro infanzia, è convinta di essere stata l’unica donna depositaria di tutti i suoi affetti. Lo scenario, in cui il poeta rivela alla sorella il suo drammatico scacco esistenziale, è la notte dopo il doppio tramonto del sole dietro il Monte Forato sulle Alpi Apuane. Il poeta ha assistito a quel miracolo della natura, con religiosa commozione, come se si trattasse di un sacro rito massonico – templare.

Poi gli è apparso Zvanì.

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