Indagini parallele: il giallo di Beppe Calabretta nella notte lucchese

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Arriva sulla spiaggia al tramonto. Nel pomeriggio aveva temuto di non arrivare in tempo. Era andato per una piccola gita nelle montagne e al ritorno si era trovato dietro a un Tir carico di acqua minerale e si camminava a non più di dieci, quindici chilometri all’ora tra curve e fondo stradale dissestato. Poi, un colpo di fortuna. Il Tir si accosta e si ferma, lui sorpassa e si sente come liberato da un incubo.

Ora sulla spiaggia si gode lo spettacolo del tramonto, l’ultimo di quella estate infuocata dal sole e dagli incendi. Il sole sta per scendere dietro le colline e tinge il cielo di un colore rosso fiamma. Il mare perde l’orizzonte e si confonde con il cielo e c’è un momento in cui tutto sembra fermarsi nell’immobilità. È l’ultimo istante della giornata. Subito il sole scompare e il mare diventa bianco appena sfumato dall’ultimo riflesso rosa.

Il giorno è finito e lui, Carcade, può finalmente salutare il suo mare e la sua terra. Tra un paio d’ore deve prendere l’aereo che lo riporterà a casa. La sua casa di adesso. A Lucca.

È trascorso poco meno di un anno da quando è stata conclusa l’indagine de “Il delitto sul sagrato”. Un anno lungo e amaro per Bruno Carcade. Per dirla tutta, mentre tutti si sperticavano in lodi e complimenti per come erano state condotte e concluse le indagini, a lui era rimasto l’amaro in bocca. Un amaro che non è solo un modo per definire il dispiacere, ma un vero e proprio stato fisico. Mai, nella sua vita, aveva sentito la bocca tanto e continuamente amara. Un amaro che non gli faceva più sentire nemmeno il gusto della sigaretta. Lui continuava a fumare, ma più per il bisogno di soddisfare la dipendenza da nicotina che non per il gusto che aveva sempre apprezzato e goduto. E non c’è stato modo di toglierselo quell’amaro. Neanche il rapporto amoroso con Elina, sua moglie, ne é stato capace. Alla fine ci si è semplicemente abituato.

Perché, si domandava, perché non mi posso godere la soddisfazione di aver concluso la vicenda così in fretta e così brillantemente? Ma era una domanda inutile. Lui lo sapeva il perché. È vero, avevano scoperto e arrestato la colpevole. È vero, la colpevole era stata anche processata e condannata. Ma il cancro che si era annidato nel corpo dello Stato, non l’avevano neanche scalfito. Lei, la colpevole, dopo le prime sfuriate al momento dell’arresto, si era rifugiata nella facoltà di non rispondere e da lì non si era più mossa. Nessuna promessa di riduzione di pena aveva scalfito la sua determinazione! E quell’altra, la sua complice, che avrebbe volentieri parlato, non sapeva nulla!

Elina, sua moglie, però era stanca di vederlo sempre così amareggiato e aveva cercato in tutto quel tempo di smontare il suo stato d’animo. Chi credi di essere? Gli chiedeva pungente, il salvatore del mondo? No, non lo sei, nessuno può esserlo. Il tuo è solo un atteggiamento egocentrico ed è ora che la smetti!

Veramente Elina non aveva mai pensato e non pensava neanche in questa circostanza quello che gli diceva, ma lo faceva per pungerlo, per spingerlo a reagire. Ma non c’era stato niente da fare. Così, alla fine della vacanza al mare di Calabria che quasi ogni anno si concedevano, lo prese di petto e, senti Bruno, per me la vacanza finisce qui e spero per il nostro bene di non doverne mai passare un’altra così. Lo sai che mi aspetta una settimana di intenso lavoro a Firenze e che non potrò tornare ogni sera a casa come al solito, ma tu hai ancora una settimana di ferie, che ci vieni a fare a Lucca? Resta qui, cerca di rilassarti, immergiti nell’atmosfera della tua terra, magari da solo ci riesci meglio, però ogni tanto, pensa alle cose che ti sto dicendo da un pezzo! Esci, esci da questo tuo stato, esci con la mente e con il cuore, torna ad essere quello che eri!

Lui aveva accettato.

Ora la settimana è finita e lui sta tornando a casa.

Che dirò a Elina quando la vedrò?

Un piccolo vuoto d’aria e Carcade si scuote dai suoi pensieri e torna al reale. Si guarda intorno e scopre che l’aereo è quasi vuoto. Una quindicina di passeggeri in tutto. Evidentemente il grande rientro dal sud è già finito. Niente famiglie con bambini vocianti. Niente uomini e donne con la pelle abbronzata. Solo persone che fanno la spola il fine settimana dai loro paesi ai luoghi di lavoro.

Una donna colpisce il suo sguardo. Non ha niente di particolare se non che la sua espressione gli ricorda Claudia Bellini, ispettore capo alla questura di Lucca, collega e collaboratrice in numerose indagini, la più capace e affidabile che avesse mai conosciuto. Il loro rapporto sfiorava l’amicizia e ci sarebbe arrivato se non fosse stato per una sorta di riserbo e discrezione che condiziona sempre la vita di colleghi in polizia, in particolare quando si tratta di “sottoposti” e “superiori”.

Ricordando Claudia, il suo viso si rilassa e lui, con un sospiro quasi liberatorio, si rimprovera perché realizza che non tutto è marcio, che spazi e possibilità di riuscire nella vita ci sono ancora e, lo vedi Bruno, non è tutto perso! Claudia ha superato il concorso, da sola, senza santi in paradiso e senza cercarli, puntando solo sulla sua bravura, sulla sua capacità e sullo studio. Ora è commissario. Non solo, ma le gerarchie, considerando che ha una famiglia da crescere, tre figli ancora minori e un marito che per il suo lavoro non è quasi mai a casa, invece di spedirla in un luogo lontano, come succede quasi sempre, le hanno assegnato il posto a Lucca. Sì, ha ragione Elina, non tutto è marcio!

L’aereo atterra proprio in quel momento e lui si alza leggero, prende il suo piccolo trolley e si avvia verso l’uscita. Sa che ad attenderlo c’è Elina e lui non vede l’ora di stringerla tra le braccia.

 

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