Il processo a Musolino: una parte del libro per entrare nel processo (tutto da leggere)

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Pubblichiamo per i nostri lettori una parte del libro:

Magistrati, avvocati, periti e testimoni
La Corte è presieduta dal Cav. Giovanni Ferrante. Giudici gli avvocati Demetrio Baruto e Leopoldo Baciocchi.
Cancelliere è il signor Ottavio Carli. I testimoni di accusa sono 63. Sessanta sono citati dall’accusa e tre dalla parte civile. Quelli della difesa sono quaranta. Al banco del P.M. siedono il Comm. Francesco Nuccorini e il Cav. Avvocato Pasquale Sansone. Sono citate diciotto persone come parte lesa (parenti degli uccisi o individui feriti). Gli avvocati nominati dalle varie parti sono i seguenti:
Parte Civile – Vincenzo Ritrovato ed Elisabetta Vitale genitori dell’ucciso carabiniere Pietro Ritrovato avv. Umberto Giannini di Lucca.
Per Musolino – I difensori sono dieci e cioè:
Avvocati: Gaetano Ruffo di Reggio Calabria, Domenicantonio Chimirri di Catanzaro, Stefano Hermite di Lucca, Giacomo Costa di Napoli, Demetrio Tripepi di Reggio Calabria, Francesco Spizzirri ed Ermenegildo Ninici di Catanzaro, Lucio Sorrentino di Napoli, Elisio Rivera di Milano, Primano Camponozzi di Catania.
Per Giovanni Iati – Avvocati Alfonso Casini e Cesare Lari di Lucca.
Per Stefano Di Lorenzo – Avvocato Alberto Pardocchi.
Per Rocco Perpiglia – Avvocati Guglielmo Pannunzio, Demetrio Tripepi e Federico Tomei.

I capi d’accusa

Omicidio premeditato sulla persona di Francesca Sidari.
Mancato omicidio premeditato sulla persona di Stefano Crea.
Lesioni volontarie sulla persona di Michele Surace.
Omicidio premeditato sulla persona di Agostino Carmine.
Porto d’armi da fuoco e di pugnale.
Esplosione di cartucce di dinamite a scopo di distruzione di casa abitata.
Omicidio premeditato sulla persona di Pasquale Saraceno.
Mancato omicidio premeditato sulla persona di Stefano Romeo.
Omicidio premeditato sulla persona di Stefano Zoccali.
Furto di lire 206 per avere, dopo ucciso lo Zoccali, tolto al medesimo il portamonete contenente la somma predetta.
Danneggiamento di due mule per avere ucciso, nella stessa circostanza di cui sopra, una mula e ferita l’altra.
Omicidio premeditato sulla persona di Chirico Alessio.
Mancato omicidio contro Francesco Sinicroni. Il giovane Andrea Zappalà, insieme al coetaneo Francesco Sinicroni, si recavano da S. Eufemia a Saluncello per dormire in una baracca, quando furono fatti segno a due fucilate, una delle quali investì e colpì gravemente alla testa il Sinicroni.
Mancato omicidio sulla persona di Antonio Princi, reato commesso il 9 marzo 1.900 insieme a Rocco Parpiglia.
Omicidio del carabiniere Pietro Ritrovato.
Omicidio premeditato sulla persona di Francesco Marte. Reato consumato da Musolino insieme ai complici Giovanni Iati e Stefano De Lorenzo.
Mancato omicidio premeditato sulla persona di Stefano Zirilli, reato commesso insieme a Giovanni Iati e Stefano De Lorenzo.
Musolino deve rispondere, inoltre, di contravvenzione alla legge sulle concessioni governative, di porto d’armi da fuoco e di altri reati minori.

La prima udienza

Man mano che si avvicina l’ora dell’udienza la curiosità aumenta. Alle 8.15 un drappello di carabinieri esce dal Cortile degli Svizzeri, recandosi nei locali della Corte d’Assise a occupare la camera di sicurezza dove saranno rinchiusi gli imputati in attesa dell’apertura del dibattimento. Le due solite vetture cellulari che servono al trasporto dei detenuti entrano nel Cortile degli Svizzeri, dirigendosi poi verso il carcere. Una è entrata per il solito portone, l’altra in via della Stufa.
Le adiacenze delle carceri sono sbarrate da cordoni di cavalleria. Il cortile del palazzo provinciale dove ha sede la Corte d’Assise è affollatissimo. Lungo l’itinerario si incontrano pattugli di carabinieri con moschetto e revolver.
Ecco il colloquio avvenuto nella cella del carcere di San Giorgio tra Musolino e il Capitano dei carabinieri Barbano.
Capitano dei carabinieri: – Debbo tradurvi alla Corte d’Assise, perché oggi si tiene la vostra causa.
Musolino (calmissimo): – Come ho già fatto sapere al Direttore del carcere, io non verrò se non mi daranno i miei abiti. Non voglio comparire in pubblico con l’abito del recluso, perché io sono un galantuomo e non un malfattore.
Capitano dei carabinieri: – Pensate alle conseguenze del vostro atto anche per la vostra difesa.
Musolino: – Possono anche condannarmi a cento anni di galera, ma vestito così non vengo.
Capitano dei carabinieri: – Pensate che posso anche farvi tradurre con la forza.
Musolino: – Neppure con la forza assisterei al dibattimento con questo abito.
Capitano dei carabinieri: – Riferirò questo vostro rifiuto al Presidente delle Assise, per i provvedimenti che intendesse pretendere.

 

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