La Superstizione. Tra malasorte, ragione e paura: il manuale di Floreana Nativo (Tralerighe)

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“Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male.” (Eduardo De Filippo)

Partendo da questo concetto, l’autrice cerca di vagliare le cause per cui, sin dalla nascita dell’uomo, alcuni colori, pietre, piante, parole, azioni siano oggetto di credenze popolari che li caricano di potenza negativa o positiva. Credenze che cambiano da popolo a popolo e di secolo in secolo,  perché la superstizione non è un elemento stabile e concreto, ma una “variabile”, diremmo in termini algebrici, che si adatta alle esigenze ed alle mentalità di un’epoca. Quindi per capire le origini di determinati atti che ripetiamo ancora oggi senza averne più memoria storica, come gettare una moneta in una fontana o non passare sotto una scala o, per gli ebrei, mettere un sassolino sulla tomba dei propri cari, l’autrice si è dedicata alla ricerca delle azioni che li hanno generati dall’inizio della storia dell’uomo. L’opera suscita l’interesse del curioso, ma coinvolge ed appassiona il lettore offrendo un panorama completo sulla superstizione in Occidente non disdegnando, all’occasione, di presentarsi come un vero manuale pratico e come tale anche consultabile nei singoli capitoli.

«Già nel XII secolo l’abate di Cluny racconta che, per evitare che le sue api morissero, un contadino rubò un’ostia e la mise nell’arnia. Quando la riaprì trovò un Bambinello di cera, in altre versioni morirono le api per il sacrilegio. La penitenza relativa al peccato di superstizione era maggiore se riguardava un ecclesiastico. Quindi niente guaritori o infusi fatti con le erbe da donne in sospetto di stregoneria o levatrici. Erano permesse solo la preghiera, l’unzione con l’olio santo o l’assunzione di erbe o frutti cresciuti vicini alle tombe dei santi.
Anche gli eventi climatici vennero attribuiti a uomini dal potere malefico detti “tempestari”, capaci appunto di scatenare tempeste; potevano anche avvelenare l’aria e l’acqua ed in questo caso erano detti “venefici”.
Esistevano però delle persone venute al mondo con la “camisuta”, vale a dire avvolti nella placenta che veniva conservata dalla madre e messa poi in un ricettacolo al collo come talismano».

L’autrice Floreana Nativo spazia le sue ricerche nel mondo della saggistica per ritrovare l’origine delle religioni, dei miti, delle leggende, del pensiero dell’uomo. Con lo Scarabeo ha già pubblicato: I Tarocchi delle Principesse, I Tarocchi del Fuoco e Tarot of Sacred Feminine. A questi studi sulla mitologia si affiancano saggi come: Leggere i Tarocchi; e con Tra le righe libri  In nome degli Angeli  e La Superstizione tra malasorte, Ragione, Sorte e Paura. Per la narrativa è uscito La Cucina del Delitto e I Benandanti – Una storia senza tempo entrambi con Panda Edizioni e due libri pubblicati su Amazon: La Materia in Nero dei Tarocchi e Per Sempre Inanna. Un suo racconto Il coraggio di ritrovarsi- L’Amore che non finisce è stato incluso nell’antologia del Corriere della Sera “Amori Moderni”. Hanno parlato di lei: Il Corriere della Sera, La Repubblica, SETTE, IO Donna, Sirio, Dampyr, Il Messaggero Veneto, Il Piccolo, Il Friuli.

 

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