Torna “Casa Balboa” e Mario Rocchi racconta l’ipocrisia di una società falsa ed erotomane

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Sarà presentato martedì 30 maggio alle ore 17,30 a Lucca presso San Micheletto dallo scrittore Sebastiano Mondadori, dall’editore Andrea Giannasi – con letture di Marco Vignolo Gargini – l’ultimo romanzo “maledetto e osceno” di Mario Rocchi: Casa Balboa, stai calmo papà. Torna dunque la quarta puntata della famiglia lucchese che vive tutte le incertezze e le brutture della società consumistica contemporanea.

Mettere a nudo l’ipocrisia di una società che, con vestiti eleganti, cerca di far sembrare tutti gente per bene, è lo schiaffo narrativo delle storie di Balboa.
La vicenda di una famiglia sbandata che, anche nei tre precedenti  romanzi, era specchio di una realtà, certamente enfatizzata, ma corrispondente a quella che viviamo ogni giorno in questo mondo diventato incomprensibile.
Qui, come nei precedenti Balboa, il sesso ha un’importanza fondamentale, specie per papà Balboa, che cerca in esso forse l’affetto che gli è mancato, specie da ultimo in famiglia, ma che è anche un sano sfogo alla sua irruenza esistenziale. La famiglia: quella che Balboa cerca di esorcizzare con tutti i suoi sfoghi erotici, una famiglia di cui sente necessità  assoluta che tenta di ritrovare come una novella Itaca.

Ossessionato dalla moglie Sofia che lo ha abbandonato anni prima, tra una litigata e l’altra, Balboa si sfoga con l’amante Manuela, vive nuovi incontri come in una catena di montaggio e consumo facendo apparire l’erotismo come un giocattolo ripetitivo e incessante che si rinnova senza storie e futuro.
In realtà è tutto un gioco nel quale Mario Rocchi si diverte, con una prosa sciolta e sboccata, a mettere a nudo una società falsa e meschina, vuota e perduta, senza miti, idee e valori.

«Non avevo voglia di andare a casa – racconta papà balboa nel libro – con una famiglia così sbandata, così disfatta, non me la sentivo di incontrare l’ipocrisia dei figli, l’ira della moglie, l’atmosfera carica. Comunque potevo aprire la porta, prendere Otto, e portarlo a fare una passeggiata dato che avevo il giorno libero dalla redazione.  E così feci. Appena aprii la porta Otto, che col fiuto aveva sentito la mia presenza, mi saltò addosso. Non mi restava che abbracciarlo come un cristiano, prendere il guinzaglio che tenevo sullo scaffale accanto alla porta, e scendere le scale precipitosamente.
Le Mura ci accolsero ridenti nonostante la pioggia che aveva impiastricciato la strada invasa da giovani e vecchi che facevano footing. Poi, lungo una cortina Otto trovò una cagna della sua stazza che non era in calore e non ne voleva sapere. Era di una signora piacente che lì per lì non  notai, o non volli notarla per non fare i soliti discorsi a bischero sui cani. Poi ci incrociammo lo sguardo e in un lampo ci riconoscemmo.
– Ciao Charlotte, come stai, erano anni che non ti incontravo. Dove eri andata a finire?
E ci baciammo sulle guance come amici di famiglia dimenticando quando tanti anni prima, eravamo stati amanti appassionati».

Mario Rocchi è nato a Lucca. Ha pubblicato i saggi d’arte InCornice (Tra le righe libri), Sì, no, forse (Pacini Fazzi), InCornice. Sessant’anni di arte a Lucca (Tra le righe libri).
E’ in libreria con i romanzi Chantal e l’illusione dell’arte e Esco a comprare le sigarette (Tra le righe libri) e con il giallo Diario imprevisto di un serial killer (Garfagnana editrice).
Con Prospettiva i romanzi Maledettamente mia; Casa Balboa – Cronache di ordinario disordine; Le storie di Casa  Balboa – Il film a luci rosse; Merde di razza; Amaro; Casa Balboa – figlio di razza; È triste Venezia; Fragile cuore; Amore, ti ascolto.
Il primo romanzo della saga Balboa è stato tradotto in Francia nel 2010, Casa Balboa – Cronique d’un désordre ordinaire, per i tipi de La Dernière goutte.
E’ giornalista pubblicista e collabora a diverse pubblicazioni e in particolare al quotidiano La Nazione.

L’immagine di copertina è del pittore Roberto Fontirossi.

 

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