L’innesco “banale” per un terribile femminicidio

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Dopo il buio cosa rimane? Merilia Ciconte nel suo romanzo a due voci ricostruisce “l’innesco banale” di un terribile femminicidio

Una storia d’amore raccontata attraverso la voce di entrambi i protagonisti. Lei, bella come solo le donne innamorate possono esserlo, e lui paziente e cortese, con un senso di protezione che la avvolgeva ad ogni istante.

E come tutte le storie il matrimonio, poi la casa e alla fine basta un semplice vestito per aprire un primo piccolo, quasi impercettibile, squarcio nella tela della vita.

Prima la voce di lei.

“Andammo in camera per fare la doccia e cambiarci per la cena. Claudio mi anticipò al ristorante ed io lo raggiunsi dopo qualche minuto. Mi truccai leggermente, indossai un vestito nuovo acquistato prima di partire per le vacanze, misi un filo di perle al collo e, dato che faceva abbastanza caldo, legai i capelli in uno chignon. Mi specchiai prima di uscire e fui contenta del mio aspetto.
Lui non fu del mio stesso avviso.
Quando lo raggiunsi mi guardò contrariato e mi fece una scenata. Il vestito secondo lui era troppo attillato, non gli piaceva. Ebbe una reazione eccessiva che mi fece restare di stucco, non me lo aspettavo. Non pensavo che un semplice abito avrebbe scatenato quell’attacco di gelosia. Ero molto dispiaciuta.
Aveva un tono così infastidito che non potei fare a meno di fargli capire che stava esagerando…”.

Poi quella di lui.

“Per cena tornammo in albergo. Viola impiegò più tempo nel prepararsi e quindi decisi di anticiparla nel ristorante dell’hotel.
L’aspettai al tavolo che ci avevano riservato. Dopo un po’ la vidi arrivare. Mi raggiunse e notai che diversi signori, presenti in sala si girarono al suo passare, la cosa mi infastidì parecchio. I suoi riccioli erano tirati sulla nuca in un delicato chignon; quella pettinatura metteva in risalto il suo esile ed elegante collo esaltandone il fascino. Aveva indossato un raffinato tubino color acqua marina che fasciava, in maniera conturbante, la sua snella figura. Non glielo avevo mai visto addosso, e glielo dissi.

[…] Lei mi guardò con aria di sfida, si attorcigliò al dito il filo di perle che aveva al collo e riprese a guardare il menù in silenzio, senza controbattere. Mi diede fastidio, avevo voglia di continuare la conversazione. Ma lei non era della stessa opinione, senza più guardarmi, si aggiustò le spalline del tubino con lo scollo a cuore, sforzandosi di mantenere il controllo….”.

Un vestito. Un semplice vestito innesca la formula algebrica del male e la “banalità” che porta ad un femminicidio.

“Dopo il buio. Storia di un amore malato” di Merilia Ciconte (Tra le righe).

https://www.ibs.it/dopo-buio-storia-di-amore-libro-merilia-ciconte/e/9788899141707

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