Folle solitarie: tra Alvaro e Dos Passos (e un capitolo sulla Prima guerra mondiale)

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In uscita per Tra le righe il saggio di Raffaella Rizzi sul romanzo con l’incontro letterario (mai avvenuto nella realtà) tra due grandi scrittori: Corrado Alvaro e John Dos Passos.Dalla prefazione del Prof. Mario Sechi abbiamo tratto questo brano:

Folle solitarie è un titolo molto suggestivo, che abbraccia come un vasto orizzonte i due scrittori presi in esame per un confronto, Corrado Alvaro e John Dos Passos, Esso ricalca l’intitolazione di un saggio molto noto del sociologo americano David Riesman, risalente al 1950 (The Lonely Crowd. A Study of the Changing American Characther), ma più in generale recupera una problematica che ha attraversato tre quarti del secolo scorso, a partire dagli anni compresi fra le due guerre mondiali e sino all’avvento della cultura del Postmoderno, nell’ultimo scorcio del secondo millennio. Raffaella Rizzi ha avuto la capacità non solo di inquadrare questa problematica con il necessario corredo di letture critiche e di riferimenti storici, di descriverla e di esplorarla in alcuni suoi aspetti ed esempi, ma anche di sentirla come qualcosa di intimo, di interiorizzato nell’esperienza delle generazioni passate, e giunto sino a noi.

Si tratta dell’esperienza di una solitudine di tipo nuovo, non quella del pastore sull’alpeggio e neppure quella del mistico, che sceglieva intenzionalmente la meditazione come percorso di estraniazione spirituale dal mondo: ma la solitudine, appunto, dell’uomo nella folla, una modalità del tutto inedita, e sconcertante, di percepire il confine della propria individualità non come  libertà, come apertura e potenzialità, ma come una prigione, che la promiscuità della società di massa accentua invece di attenuare. E il luogo deputato di questa solitudine è la metropoli, l’orizzonte metropolitano che concretamente, e anche nell’immaginario, investe la sensibilità e la psicologia di chiunque, anche dei periferici, anche dei migranti di ogni epoca, degli accampati attorno a noi, in attesa o in assedio.

Benché i due autori presi in esame da Rizzi non abbiano avuto, a quanto sappiamo, rapporti diretti fra loro, neppure attraverso la conoscenza reciproca delle opere scritte, lo schema comparatistico della tesi funziona e convince. Innanzitutto, perché evoca le radici comuni, che per entrambi affondano nella crisi delle forme codificate del romanzo modernista, naturalista e psicologico, e più in generale nel clima della grande crisi degli anni Venti e Trenta del Novecento. Il film Metropolis di Fritz Lang (1927), e il romanzo di Alfred Döblin Berlin Alexanderplatz (1929), rappresentano i più noti archetipi di una tipologia di narrazioni scritte e per immagini, destinate a scandagliare una varietà sterminata di fenomeni della cultura e della vita collettiva, pullulanti appunto dal vortice dell’urbanesimo contemporaneo.

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