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Cosa significa scrivere un libro? Quale la scintilla, l’urgenza che prova una persona nel “dover” scrivere?

Scrivere un libro, almeno dal mio punto di vista, significa far emergere la propria personalità. In uno scritto, di saggistica o narrativa che sia, si fanno sempre i conti con se stessi. È un banco di prova dov’è impossibile mentire. Penna e tastiera assecondano pedissequamente la vera natura dell’autore. Sono due le ragioni principali per cui avverto la necessità di ricorrere alla stesura di un testo: innanzitutto perché scrivere ha proprietà terapeutiche, e poi per coltivare il mio ego.

Leggere è base prioritaria per approdare alla scrittura. Vorrei sapere i nomi degli scrittori e delle scrittrici che ti hanno portato fino a questo porto.

Sicuramente la passione è stimolata dalle tante letture, che poi diventano anche didattiche in un certo qual modo. Un ruolo di primo piano lo hanno avuto senz’altro i grandi classici, con Dickens, Melville, Hemingway, e Kundera in testa. La mia scrittrice preferita, invece, da un punto di vista squisitamente stilistico, è Oriana Fallaci, insuperabile in Un uomo.

Il primo libro non si scorda mai. Quale il tuo e dove, come, quando, perchè.

Ventimila leghe sotto i mari, di Jules Verne. Me lo diede da leggere la professoressa d’Italiano alle scuole medie superiori. Ma probabilmente già alle elementari avrò letto qualche libro di favole.

Il mondo del libro è complicato e disastrosamete gestito e spesso si fa fatica a riconoscere un buon libro da uno pessimo. I tuoi gesti in libreria. Come si “annusano” i libri. Come si scelgono (se sei tu che scegli loro o avviene il contrario).

Sono tantissimi anni che non entro in una libreria senza aver prima già le idee chiare su cosa acquistare. Sono divenuto nel tempo monotematico perché occupandomi quasi a tempo pieno di criminalità organizzata di stampo mafioso ed eversivo, sono catturato esclusivamente dalle ultime pubblicazioni in materia.

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