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Cosa significa scrivere un libro? Quale la scintilla, l’urgenza che prova una persona nel “dover” scrivere?

Per anni ho scritto o collaborato a scrivere saggi: sull’ambiente, la salute, la mobilità, gli orari della città, le energie rinnovabili e così via. Poi un giorno ho letto sul blog di Ippolita Luzzo, la Regina della Litweb, una frase che mi ha terribilmente scosso e che più o meno diceva così: “Quando scoprì di essere rimasto l’ultimo italiano a non aver ancora scritto un romanzo, si suicidò”. Allora, mi sono detto, prima di ritrovarti nella condizione che ti spingerà a compiere l’estremo gesto autolesionistico, meglio che tu ti affretti a scrivere il tuo romanzo. Così è nato “Quando Massimo seminò il granturco” tra romanzo di formazione, autofiction e una spruzzata di giallo. Il mio primo romanzo, ancora inedito.

 

Leggere è base prioritaria per approdare alla scrittura. Vorrei sapere i nomi degli scrittori e delle scrittrici che ti hanno portato fino a questo porto.

Gli scrittori di riferimento cambiano con il mutare degli interessi e degli stili di vita. Negli anni del mio alpinismo, anni ’80, ho amato molto Reinhold Messner e Walter Bonatti, ma soprattutto Reinhard Karl, grande alpinista caduto sul Cho Oyu nel 1982. Nelle molte uscite di arrampicata dentro il mio zaino non mancava il suo “Tempo per respirare” divenuto per me guida spirituale alla scoperta della montagna. Poi mi sono calmato, sono sceso a valle e allora ho letto “Il Castello” di Kafka, trovandolo attualismo nella Tangentopoli degli anni ’90. Con Kafka ho capito che il mondo alla fine stava girando sempre allo stesso modo e quindi, persa ogni speranza di cambiamento, mi sono messo a viaggiare, scoprendo nuovi scrittori come Orhan Pamuk che, con “La valigia di mio padre” credo sia riuscito a dare la migliore definizione di chi possa oggi considerarsi uno scrittore: “Uno scrittore è colui che passa anni alla paziente ricerca dell’essere distinto che porta dentro di sé e del mondo che lo rende la persona che è: quando parlo di scrittura, la prima cosa che mi viene in mente è una persona che si chiude in una stanza, si siede a un tavolo e si ripiega in se stessa e tra le proprie ombre costruisce un mondo nuovo con le parole.” Bellissima! Attualmente rimango ancora affascinato dalle narrazioni di Maurizio Maggiani che, nel suo anarchismo dichiarato, considero uno dei pochi scrittori italiani che riesce ancora a trasmetterti non solo la voglia di leggere, ma anche quella di scrivere.

 

Il primo libro non si scorda mai. Quale il tuo e dove, come, quando, perché.

Il mio primo libro si chiama “Mastice. Idee, passioni e illusioni nelle lotte degli operai calzaturieri di Segromigno (1976-1979)”. Pubblicato con le Edizioni ETS di Pisa. Duecento pagine di cronache, racconti, denunce, foto e documenti raccolti durante la mia esperienza di operaio calzaturiero. “Mastice” scrivevo allora “è il collante della solidarietà fra gli oppressi. E’ l’unione di donne e uomini che si battono per migliorare le proprie condizioni di lavoro. Un incontro tra sfruttati che si organizzano, discutono, si confrontano, rivendicano e lottano, proponendo una propria visione delle cose, costruendo nell’agire quotidiano una cultura antagonista a quella del profitto. Mastice è l’occasione di riscatto per chi, ancora oggi, è alla ricerca dell’affermazione dei propri elementari e inalienabili diritti”. Così scrivevo a trent’anni. Poi ho letto Kafka….

 

Il mondo del libro è complicato e disastrosamente gestito e spesso si fa fatica a riconoscere un buon libro da uno pessimo. I tuoi gesti in libreria. Come si “annusano” i libri. Come si scelgono (se sei tu che scegli loro o avviene il contrario).

Il tempo che posso dedicare alla lettura e alla scrittura è molto ma molto poco, soprattutto rispetto a quello che mi piacerebbe avere. Così non vado oltre, in media, alla lettura di uno o due libri al mese. Ci sono degli autori di cui posseggo e leggo tutto, come, oltre ai grandi classici, i già citati Maggiani e Pamuk, ma anche Antonio Pennacchi, Stefano Benni, Fabio Genovesi e pochi altri. Seguo settimanalmente l’inserto “Tuttolibri” de La Stampa e sempre mi deprimo nel leggere la classifica degli autori più venduti, i cui titoli non cito per decenza. Al di fuori degli autori che sempre mi accompagnano, scelgo i libri in base agli interessi del momento. Ultimo acquisto: “L’intestino felice” di Giulia Enders. Sonzogno.

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