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Cosa significa scrivere un libro? Quale la scintilla, l’urgenza che prova una persona nel “dover” scrivere?
Credo che il desiderio di chi scrive sia quello di suscitare emozioni; di far rivivere in colui che sfoglia le pagine di un racconto o di un romanzo quei sentimenti di amore e di odio, di invidia e di gratitudine che accompagnano l’uomo nell’arco della sua vita. Scrivere vuol dire anche intrattenere un dialogo continuo con un interlocutore sconosciuto che è il lettore, raccontando sì una storia ma anche trasmettendo qualcosa che è insito nell’animo dell’autore. Per me la scrittura, oltre che una pulsione che mi prende implacabile, è una provvidenziale terapia che mi fa provare la stessa sensazione di colui che è avvolto in una campana di vetro e che riesce ad isolarsi da quelli che sono gli impegni della quotidianità. Il desiderio di raccontare e di raccontarmi è la molla che stimola la mia mente e che mi spinge ogni volta a dipanare la trama di un nuovo romanzo. Sono legato alla memoria del passato e nei miei anni di lavoro ho avuto la fortuna di conoscere personaggi caratteristici e dalle abitudini diverse ma in possesso di una filosofia spicciola e di una grande umanità, che sono stati capaci di catturare la mia attenzione. Quei personaggi con i quali ho dialogato ed intrattenuto rapporti meritavano un’indagine più accurata ed ecco che si ritrovano spesso fra i protagonisti nei miei libri. Quale figlio di una cultura contadina, sono legato alla memoria del passato e nutro un amore grande per gli usi ed i costumi della mia terra, amore che cerco di trasmettere anche nel lettore.

 

Leggere è base prioritaria per approdare alla scrittura. Vorrei sapere i nomi degli scrittori e delle scrittrici che ti hanno portato fino a questo porto.
La lettura ha accompagnato l’intera mia vita. E’ proprio attraverso la lettura che ho acquisito la tecnica del narrare storie. La scuola che ho frequentato, (Istituto Tecnico Commerciale) non mi è stata di aiuto per darmi una cultura umanistica ed ho dovuto supplire a questa lacuna da autodidatta.
Pur privilegiando alcuni tipi di letture, riesco a leggere libri di estrazione diversa e non ricordo di averne accantonato uno perché ritenuto noioso.
Amo però in maniera particolare i classici italiani e stranieri, da Italo Calvino a Verga a Pirandello, da Tolstoj alle sorelle Bronte a Hemingway. Forse è proprio quest’ultimo al quale cerca di ispirarsi la mia scrittura: per il suo contenuto scarno ed essenziale, per la sofferenza dei protagonisti e per il suo raccontare l’eterna lotta dell’uomo contro le forze della natura.

Non ricordo quante volte ho provato il piacere di rileggere “Il vecchio e il mare” , uno dei suoi capolavori . Negli autori classici riscopro sempre qualcosa di nuovo e non finisco mai di imparare. Sono attratto dalle minuziose descrizioni degli ambienti e dei personaggi di un tempo, che riescono a calarmi in un mondo oramai scomparso.
Fra gli autori contemporanei stranieri apprezzo Bill Bryson per la sua divertente autoironia e per i frequenti aneddoti che colorano le sue storie; fra gli italiani Alessandro Baricco, Nicolò Ammaniti e Oriana Fallaci, per la linearità ed il candore della loro scrittura.
Quando devo esprimere un giudizio su di un libro appena letto, tengo in considerazione, oltre alla trama seppur avvincente, anche una narrativa semplice e scorrevole.
Il primo libro non si scorda mai. Quale il tuo e dove, come, quando, perché.
Le mie prime letture da bambino, durante la frequenza della scuola primaria erano i fumetti, ma dopo aver superato la quinta classe ed aver conseguito la licenza elementare, mia madre mi volle regalare un libro. Naturalmente si trattava di un libro di avventure scritto da un autore a quell’epoca molto conosciuto: “Le tigri di Mompracem di Emilio Salgari. Ricordo che lo lessi tutto d’un fiato, addirittura dimenticandomi di andare a tavola all’ora di pranzo. Di quel libro mi piacevano sì le avventure, ma soprattutto la descrizione dei grandi eventi della natura, le tempeste, i temporali, le mareggiate, ma anche le minuziose descrizioni dei paesaggi esotici.

Dopo aver letto quel libro ero talmente galvanizzato che ne parlai ai miei compagni, i quali, più riottosi di me nel leggere, mi chiesero se me la fossi sentita di raccontarne loro la trama. Lo feci con molto piacere sottolineando i punti che avevo apprezzato di più e cercando di ottenere anche il loro coinvolgimento. Ne raccontavo un capitolo al giorno, ma ero talmente bravo in quell’esercizio che i miei amici mi imploravano di continuare perché erano bramosi di conoscere il seguito della storia.
A quel libro, visto che avevo provato il piacere della lettura ne fecero seguito molti altri, “Zanna bianca” Il libro delle Jungla, Le Avventure di Tom Sawyer, Capitani coraggiosi.
Le pagine ingiallite di quel mio primo libro non sono però riuscito a dimenticarle ed i leggendari personaggi di quel racconto, Sandokan, Yanez e Marianna, come ogni cosa alla quale siamo stati legati da piccoli, sono rimasti per sempre nel mio cuore.

Il mondo del libro è complicato e disastrosamente gestito e spesso si fa fatica a riconoscere un buon libro da uno pessimo. I tuoi gesti in libreria. Come si “annusano” i libri. Come si scelgono (se sei tu che scegli loro o avviene il contrario.
Quando entro in una libreria difficilmente rivolgo lo sguardo sul banco centrale che raccoglie le novità, o se lo faccio do soltanto un’occhiata veloce.
So cosa mi propone il mercato; libri con le copertine patinate di autori famosi che pubblicano l’ennesimo romanzo che oramai è divenuto una brutta copia dei precedenti, grossi volumi di personaggi della politica e dello spettacolo ai quali, vista la loro grande popolarità, basterebbe mettere in stampa l’elenco della spesa che sarebbero in grado di venderne migliaia di copie. Per questo fra le novità ci sono sempre libri con fascette che ricordano le centinaia di migliaia di copie vendute. Difficilmente mi lascio però influenzare da quelle recensioni. Non voglio con questo mio scritto denigrare l’autore famoso, ma semplicemente dare il giusto spazio anche a chi famoso non lo è e che forse meriterebbe altrettanta attenzione. Vado così a spulciare nelle pieghe degli scaffali, sollevando parecchi volumi talmente compressi, che a volte non si riesce a leggerne né il titolo né l’autore, perché credo che anch’essi abbiano diritto ad una loro visibilità. Guardo la copertina, apro la prima pagina e leggo la recensione, ma questo non mi è sufficiente; devo anche scorrere le prime righe per conoscere la tecnica dello scrivere, se è scorrevole ed incisiva, oppure se è piatta ed incolore. Solo allora sono in grado di fare la mia scelta. Il libro da portare a casa lo scelgo fra decine e dopo aver passato parecchio tempo in libreria. Quel volume deve lanciarmi un messaggio, deve aprire la mia mente. Dopo la lettura può anche lasciarmi insoddisfatto, ma è stata comunque una scelta personale, non dettata dal mercato, è stato un omaggio alla fatica di un autore semi sconosciuto, ma meritevole comunque di stima.

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