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Cosa significa scrivere un libro? Quale la scintilla, l’urgenza che prova una persona nel “dover” scrivere?

Per quanto mi riguarda significa cercare di trasmettere “memorie”: ricordi e sentimenti, diretti o indiretti, agli eventuali lettori. Credo che ogni cosa che noi scriviamo sia una trasmissione di “memoria”, ossia un qualcosa che ognuno elabora poggiandone le basi su tutto il vissuto personale fino al momento in cui scrive. Comprendendo nel vissuto anche le esperienze indirettamente acquisite dal mondo circostante. Significa inoltre riuscire a fissare quei ricordi e quei sentimenti per noi stessi, per farne delle tappe fisse, dei picchetti inamovibili in un percorso di vita. Personalmente, la scintilla che causa l’atto dello scrivere è il “caso”, non sento “urgenze”, caso mai stimoli, da conciliare con un insieme di altre cose, attività diverse, e tutto è parte di un modo di vivere. Stimoli dovuti al trovarsi in mente delle cose che sentiamo dover cercare di mettere in ordine e, possibilmente, condividere anche oltre la cerchia degli Amici. Non è, per me, né mestiere, né “missione”, né un fine esistenziale. Confesso che, con la “casualità”, si sono amalgamati altri fattori, personali, quali una certa dose di egocentrismo, la voglia di provare, dopo decenni di scritti privati, articoli, mezze pagine buttate giù senza alcuna logica e coerenza, a scrivere un qualcosa di organico, di compiuto, la soddisfazione di essere in grado di giungere a questa compiutezza narrativa.

 

Leggere è base prioritaria per approdare alla scrittura. Vorrei sapere i nomi degli scrittori e delle scrittrici che ti hanno portato fino a questo porto.

Domanda difficile a cui rispondere: non ho mai catalogato né dato un ordine logico ai Titoli che ho negli scaffali, né agli Scrittori, maschi o femmine che siano, né ai generi letterari. Tengo a precisare che non ho interesse alcuno per la letteratura contemporanea di successo. E’ una cosa istintiva: magari sarà validissima, ma, semplicemente, non mi interessa. Sono un lettore disordinato e ignorante; la mia “cultura” è fatta di frammenti, ognuno dei quali è frutto della lettura di un libro, di un racconto, una poesia, un saggio. Non sono capace di classificare uno Scrittore in base a una sua realtà letteraria convenzionale, alla sua appartenenza a un Genere, o Periodo letterario, nè di tenere in un qualsiasi ordine negli scaffali le diverse centinaia –mai contati! -, o forse oltre mille o più, di titoli letti e conservati (molti letti e riletti più volte). Dalle letture– per me dense di fascinosi ricordi- di Titoli in programma o “caldamente suggeriti” dalla Professoressa di Lettere all’Istituto Tecnico (fuor di polemica: allora si usava così), quali Dante, Petrarca, Guinizelli, Machiavelli, Poliziano, Sacchetti, Boccaccio fino al Manzoni o al Verga, andando poi alle opere degli Scrittori Russi dell’800, Tolstoy, Gogol, Turgheniev come dei loro contemporanei Italiani o d’oltralpe-Zola, Hugo-; scorrendo velocemente quel (forse) paio di migliaia di titoli negli scaffali sparsi per casa, butto giù i nomi su cui fisso l’occhio in qua e in là ( cito nomi così, scollegati dagli anni e dalla nazionalità, come mi passano davanti), il Realismo Sovietico (e il Futurismo di Maiakovskij) con Sciolokov e Tendriakov e Teveliov, poi Hemingway, Dos Passos, Pavese, Pratolini, Cassola, Malaparte, Metalious, Pilniak, Hassel,Remarque, Morante, Tobino, Sciascia, Steinbeck, Levi, Miller, Soldati, Moravia, Lawrence, Silone, Gramsci, Slaughter, Fitzgerald, Fenoglio, Cronin, Milani, Ungaretti e Quasimodo, De Amicis, Appel, Maltz, Mao Tun, Reed, Ellison, O’ Brien, scrittori istro-dalmati in lingua italiana…e decine e decine di altri Scrittori con monografie, romanzi, letteratura storica, poesia, saggistica, cucina ( non mi toccate Pellegrino Artusi!) e, non ultimi, gli scrittori di Fantascienza dal sovietico Efremov allo statunitense Asimov passando per qualche centinaio di titoli e Scrittori più o meno validi. Di molti libri non ricordo neppure più le problematiche trattate. Dovrei rileggerli, ma non ho ragionevolmente più anni a sufficienza per fare tutto quello che dovrebbe essere fatto.

Ma l’aver letto tanto non significa avere chissà quale “cultura”. Significa solo avere assorbito parole, concetti, linguaggi, ricordi, che, poi, dovranno essere, in qualche modo, incasellati nel cervello, per essere trasformati in modo di vivere e di esprimersi, di confrontarsi, forse, anche con gli altri.

 

Il primo libro non si scorda mai. Quale il tuo e dove, come, quando, perchè.

Errore: il primo libro in assoluto si scorda, eccome! Diciamo che nell’età dell’infanzia può esservi un titolo rimasto impresso per qualche particolare motivo, pur non essendo, forse, il primo in assoluto. “Cuore” di Edmondo De’Amicis. In quarta e quinta elementare, Scuola Elementare “Peruzzi” in Piazza Santa Croce a Firenze. Maestro (maiuscolo per rispetto alla persona e al ruolo) Dendi, invalido di guerra, senza una gamba e con una cicatrice sul lato destro del viso. Persona dolcissima. In Quarta ci lesse, ci fece leggere e ci spiegò, e non credo fosse nei programmi ministeriali, il libro “Cuore”. Oggi sarebbe perlomeno controverso lo spiegare “quel” libro e una sua utilità per dei bimbetti di 10 anni: cambiano i tempi, le mode, le priorità, gli “esempi” ritenuti necessari alla gioventù, i “riferimenti”. Io ricordo con commozione quella persona e la lettura in classe di quel libro e credo di non averne subito danni. Anzi! Una copia di quel Titolo, del 1956, abbastanza misera e scalcagnata, trovata su un banchetto di libri usato, due o tre decine d’anni orsono, la conservo ancora. A seguito, cito “ I ragazzi della Via Pal” di Ferenc Molnar: un mondo di adulti, con pregi e difetti, catapultato in un mondo dell’infanzia. Sentimenti, principi, sogni di una generazione: forse anche la mia, non importa se a Budapest, all’angolo tra via Pal e via Maria, anziché a Firenze, con le sassaiole tra “bande”rivali di bimbetti in Piazza Santa Croce. Poi, Verne e Salgari: letteratura per l’infanzia. Mica tanto! Se invece vuoi che citi un libro da adulti, il primo di questo genere, letto da ragazzo più adulto, prima Media?, senz’altro è Hemingway, “Per chi suona la campana”, frutto di un cambio di due fascicoli di “Urania” del mi’ babbo alla Libreria Salimbeni, in via Matteo Palmieri, a Firenze. Forse del libro, allora, non capii granché, anche se l’ambientazione guerresca mi appassionava (chissà perché mi ha sempre appassionato!), era pursempre un libro di avventura coinvolgente, con i carriarmati che alla fine saltano in aria sul ponte, la storia d’amore tra Maria e l’”ingles” (certe cose facevano volare l’immaginazione!), lo zingaro e la mitragliadora, con sullo sfondo la Guerra Civile Spagnola contro il Fascismo: concetti politici che non arrivavo ancora a comprendere pienamente, pure se il babbo si era portato dietro tanti ricordi in cui il Rosso predominava e io avevo ben presente la Mostra Mercato dell’URSS a Genova nel 1961. Ma il ricordo è netto perché i due Urania scambiati erano parte della piccola collezione della libreria del babbo-appassionato lettore anche di Fantascienza- e lui mi “risuolò” a diritto e rovescio perché avevo furtivamente scambiato due numeri iniziali della raccolta, commettendo due grossi peccati capitali, anche se poi apprezzò la scelta dell’autore e del titolo. Fu dopo allora che cominciai a scuriosare tra i libri del babbo, lasciando perdere i cambi furtivi e cercando di capire qualcosa di quello che leggevo, quello che si nascondeva dentro le pagine e dietro l’evidenza dei caratteri scritti.

 

Il mondo del libro è complicato e disastrosamete gestito e spesso si fa fatica a riconoscere un buon libro da uno pessimo. I tuoi gesti in libreria. Come si “annusano” i libri. Come si scelgono (se sei tu che scegli loro o avviene il contrario.

Per me, ancora una volta, le scelte per nuove acquisizioni spesso sono guidate dal caso, dal nascere di un interesse repentino, come per gran parte di quello che riguarda il mio rapporto con i libri. Non seguo in alcun modo il mercato attuale con i suoi milioni di copie vendute. Mi è indifferente il nome dello scrittore, a meno che non si tratti di uno Scrittore conosciuto, di altri tempi, di cui sto magari cercando un’opera specifica. Il mio interesse si è fermato a una ventina di anni orsono: è cambiato il mondo, il sistema di vivere, le priorità, tutto quello in cui, per me, meritava impegnarsi. Significa che la mia curiosità, la ricerca del “nuovo”, la scoperta di nuovi modi di narrare, di nuovi argomenti, la narrazione dell’Oggi, non hanno, per me, più molta importanza. Non ho niente da costruire su di loro. Le mie scelte sono quindi molto più semplici, perché si rivolgono verso un mondo letterario già noto. Comunque, in linea di principio, diffido del prodotto reclamizzato all’eccesso, con le fascette dei milioni di copie vendute, con le pubblicità martellanti in TV, magari scritto da Tizio, figlio di Caio o di Sempronia, nome già importante negli ambiti e risvolti della Cultura Ufficiale Nazionale. Il discorso vale anche in ambiti più locali, purtroppo. La validità di un libro la si riconosce dopo averlo letto ed è un fatto soggettivo.

 

 

 

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