Canti orfici di Dino Campana (curati da Gianluca Pitari) in uscita per Collezioni di Tra le righe libri

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Tra le righe libri apre la collana Collezioni (libri in tiratura limitata e numerati) dedicando la prima uscita a Dino Campana con “Canti orfici” curata da Gianluca Pitari.

Leggiamo dall’introduzione di Pitari:
“E’ andata così, dino.
Certi animi faticano a metabolizzare l’esistenza e il suo corredo di insensatezza. Troppo spesso la sovrapposizione di simili creature al mondo produce uno stridio incessante. E’ giunto perciò il momento di deporre le ansie residue e di confonderti nell’indistinto. Solo ai posteri sono ravvisabili le ragioni di una tempra nomade, le sue flautate essenze.
Il sogno, lo hai sperimentato, dino, è una delle molteplici vesti che la disperazione ama esibire, è necessario abiurarlo per fagocitarne le ruvide luminescenze di cui è capace. Ma prima, una manciata d’illusioni addietro, è doveroso raccoglierne la sfida, duellare sull’altrui terreno:

la mia vita tanto simile a quella corsa cieca fantastica infrenabile

Ed è ciò che hai fatto: vivere in simbiosi col sogno, con tutto il corteo di liberazione e dramma che ne deriva.
Seguirti dappresso, lungo i tuoi sentieri orfici, ha generato e continua a generare un presagio di eternità, tanto vana quanto magnetica e propulsiva.”

Dino Campana nasce a Marradi, provincia di Firenze, il 20 agosto del 1885.
Dopo aver conseguito la maturità tenta la facoltà di chimica prima a Bologna poi a Firenze, ma senza successo.
Campana manifesta una marcata tendenza militarista. A 18 anni si iscrive all’accademia militare di Modena, ma ne viene espulso. Fallita la carriera militare, Campana si immerge negli studi. La sua formazione letteraria è febbrile; fra i suoi modelli Nietzsche, Baudelaire, Rimbaud.
Gli è naturale ripiegare sempre più nella solitudine e in una continua ansia errabonda. Numerose le sue fughe, prima in Italia poi in Argentina, Svizzera, Belgio, Francia; fughe a cui fanno spesso seguito arresti e internamenti manicomiali, il primo risale al 1906.
Nel 1913 viene a contatto con i futuristi, di cui condivide i propositi di rinnovamento. Invia poesie alle riviste Lacerba e La Voce. A Giovanni Papini e Ardengo Soffici consegna il manoscritto Il più lungo giorno, che sarà prima ignorato poi addirittura smarrito e ritrovato solo nel 1971 tra le carte di Soffici. Per Dino il    contraccolpo è notevole. Un anno dopo decide di riscrivere il testo affidandosi alla sola memoria, nascono i Canti Orfici.
Nel 1918 l’ultimo definitivo ricovero presso il manicomio situato nella Villa di Castel Pulci presso Scandicci (Firenze). Qui Campana trascorrerà ben 14 anni, morirà il primo marzo del 1932, forse di setticemia, forse a causa della sifilide contratta un po’ di anni prima.

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